Lunedì 25 Gennaio 2021

Ancora maltempo sulla Calabria.
Le correnti occidentali continueranno anche in questa giornata ad apportare ulteriori piogge sulla nostre regione; in particolar modo sui settori tirrenici tra vibonese, lametino e soprattutto cosentino.
Meglio sui settori ionici, con piogge a carattere variabile.
Andando più sul dettaglio:
Anche in questa giornata, al mattino avremo condizioni discrete; si prevedono precipitazioni ( piogge in genere residua della giornata di domenica) deboli e sparse sulla Calabria settentrionale, principalmente sul cosentino.
Sulle fasce ioniche invece si prevedono cieli in questa fase poco o parzialmente nuvolosi.

Nel pomeriggio la situazione cambierà poco; avremo comunque un aumento delle coperture e dei venti.

Le cose cambiano nel proseguo delle ore; quando si avvicinerà un nuovo fronte di maltempo (questa volta mosso dalla bassa pressione in approfondimento sull’Italia settentrionale), che si prevede raggiungerci in tarda serata.

Questo nuovo fronte di maltempo porterà precipitazioni e anche fenomeni temporaleschi a partire dalla Calabria settentrionale; con il cosentino e lametino in prima fila, e in successione poi verranno interessati rapidamente anche i settori interni.

Attenzione in nottata, quando avremo il picco di questo peggioramento.

Le fasce ioniche resteranno un po’ più ai margini, ma non saranno immuni da precipitazioni, anche se saranno più deboli, smorzate dai rilievi centrali.

Quota neve: le temperature previste saranno abbastanza stazionarie e non faranno scendere molto la neve, che si prevede sui 1500m.

Un calo della quota l’attendiamo solo in serata, grazie anche alle maggiori precipitazioni, e poi una diminuzione ulteriore si prevede in nottata/mattinata di martedì 26.

I venti si prevedono tesi e a tratti forti da libeccio al mattino e da Ponente dal pomeriggio.

Maltempo, nuova ondata in corso

Un nuovo forte peggioramento è arrivato sulla Calabria.

Tra oggi e domani passeremo dallo Scirocco (ionio) al Ponente (tirreno) con possibili forti temporali nel mezzo.

Iniziamo subito prendendo a prestito l’inervento pubblicato dal meteorolologo Andrea Corigliano 

<<La perturbazione alimentata dall’aria artico-marittima evolve lentamente verso levante, imperniata attorno a un minimo piuttosto profondo di 994 hPa che nelle prime ore di oggi pomeriggio si trovava sul Mar di Sardegna.

Preceduta da intensi venti sciroccali richiamati dall’entroterra tunisino e libico e seguita dai venti freddi ma in parte mitigati che sono ormai entrati sul Mediterraneo occidentale assumendo una componente zonale, l’intenso sistema nuvoloso proseguirà ora il suo cammino verso le nostre regioni centro-meridionali e il Nord-Est dove nelle prossime 24-36 ore sono attesi i fenomeni più intensi e organizzati.

Fig.1 – Carta del tempo rielaborata da Andrea Corigliano

 

La carta del tempo prevista infatti per le ore 13 di domani, domenica 6 dicembre, mostra lo spostamento del minimo della figura ciclonica verso l’Adriatico settentrionale e il fronte freddo della perturbazione che a essa si accompagna portarsi sullo spartiacque appenninico, per lasciare ancora campo libero all’intenso flusso sciroccale su tutto il versante orientale dell’Italia e permettere invece l’ingresso delle correnti più fredde su quello occidentale (figura 1)>>.

Qui per vedere l’intervento di Andrea Corigliano

 Avanza quindi il NUOVO PEGGIORAMENTO, già responsabile del pesante maltempo sul Nord Italia.

La nostra regione ne sarà interessata fino a lunedì, con diverse fasi che interesseranno in momenti diversi i vari settori della regione.

Per comodità possiamo dividere il peggioramento, e perciò effetti e precipitazioni in tre fasi:

  • Prima fase, fase prefrontale fino alla mattinata di domenica.  Aree più interessate dalle precipitazioni (a partire soprattutto dal pomeriggio-sera) i rilievi esposti alle umidissime correnti meridionali, venti di scirocco in forte intensificazione.

Mappa delle piogge – Le aree evidenziate, rappresentano i luoghi dove potranno esserci piogge nel corso della Mattinata. I colori in scala rappresentano l’intensità – Credit. by meteoincalabria.com , modello MC-EMM2

  •  Seconda fase, passaggio del fronte, ore centrali di domenica-primo pomeriggio, con possibili forti temporali sparsi su quasi tutta la regione.

Mappa delle piogge – Le aree evidenziate, rappresentano i luoghi dove potranno esserci piogge nel corso del pomeriggio. I colori in scala rappresentano l’intensità – Credit. by meteoincalabria.com , modello MC-EMM2

  • Terza fase, post-frontale, con maltempo che si concentrerà sul lato Tirrenico, nuclei instabili in ingresso da ovest. Aria artica sulla regione con quota neve sui 1500mt.

Mappa delle piogge – Le aree evidenziate, rappresentano i luoghi dove potranno esserci piogge nel corso della serata. I colori in scala rappresentano l’intensità – Credit. by meteoincalabria.com , modello MC-EMM2

Mappa Neve – Le aree evidenziate, rappresentano i luoghi dove potranno esserci nevicate nel corso della Serata. I colori in scala rappresentano l’intensità – Credit. by meteoincalabria.com , modello MC-EMM2

Per un miglioramento si dovrà attendere nella tarda serata di domenica, anche se rimarranno condizioni di variabilità sui settori tirrenici.

*Nota curiosità.

Nell’immagine di copertina, è stata inserita una foto scattata dal nostro associato Francesco Benevento, che ritrae un fulmine, che ricorda molto il profilo della costa ionica crotonese.

Calabria, Nuova perturbazione in arrivo.

Per martedì si prevedono piogge sparse sulla Calabria, fasce tirreniche in primis.

In queste ore dal Nord Atlantico comincia a farsi largo una nuova perturbazione, che dalle Isole britanniche  si spingerà verso sud, attraversando la Francia, per poi tuffarsi sul Mediterraneo (rappresentazione visibile in copertina).

Domani inizieremo ad avvertire i primi effetti, quando correnti da libeccio verranno spinte verso la Calabria, portando ad un lieve aumento delle temperature, insieme a della variabilità sui settori tirrenici.

Ma sarà Martedì la giornata in cui arriverà il fronte di questa perturbazione.

Fig.2 – Immagine dinamica delle precipitazioni in arrivo sull’Italia; possiamo notare il movimento delle piogge previste (vedi colori in sala in basso) arrivare sulla Calabria tirrenica nel corso della giornata di Martedì 27 – Mappa su base GFS

Nel corso della mattinata si prevedono arrivare le prime piogge sui settori tirrenici del cosentino, poi via via le piogge coinvolgeranno tutta la fascia tirrenica e i settori interni, quindi i rilievi.

Fig.3 – Mappa prevista per il pomeriggio/sera di Martedì 27, con le piogge rappresentate in blu come in scala. Icone aggiunte per rappresentazione delle precipitazioni in arrivo sulla Calabria.

 

I venti si prevedono in rinforzo da Ponente; questo favorirà il transito delle precipitazioni verso est, e non si escludono temporanei sconfinamenti anche sui versanti ionici, i quali però saranno interessati in modo più marginale, protetti dalle catene montuose.

L’alto ionio cosentino e il catanzarese (tramite l’istimo di Catanzaro) sembrano al momento le aree con maggiori possibilità (tra la fascia ionica) di avere maggiori precipitazioni.

Fig.4 – Venti previsti durante la giornata di Martedì 27 – In sfumatura rossa le correnti più intense (visibili sul catanzarese). – Rappresentati numericamente i valori in km/h dei venti previsti

 

 

Le temperature saranno in netto calo rispetto ai valori dei giorni passati.

I valori minimi scenderanno sui 10°C anche a basse quote; su gran parte del territorio avremo valori sotto media del periodo.

Giovedì 17 settembre 2020

La bassa pressione in movimento sullo Ionio, nel corso della giornata odierna, andrà a diventare molto profonda già nelle prime ore del mattino, muovendo intorno a se fortissimi venti ciclonici, e piogge molto intense.

Questa dinamica però sarà molto raccolta su se stessa, e sia i venti che le piogge dovrebbero essere limitate nei dintorni del ciclone.

Fig.1 – Mappa dei venti previsti per la mattina. In rosso le aree con venti più intensi. credit CNR-ISAC – MODEL MOLOCH

Per la Calabria, secondo le ultime uscite previsionali, il tutto si dovrebbe tradurre in una giornata con piogge sparse sulla regione (sopratutto sulla fascia ionica centro settentrionale), che arriveranno già dalla notte e continueranno nel corso della giornata; ma non si prevedono fenomeni intensi.

Fig.2 – simulazione della copertura nuvolosa prevista in mattinata, dove possiamo vedere la tipica conformazione dell’area ciclonica – credit CNR-ISAC – Model Moloch.

Dal pomeriggio sera, per le fasce ionice le precipitazioni dovrebbero essere più intermittenti, seppur non escludiamo temporanei rinforzi di piogge tra crotonese e cosentino ionico (in questi casi indicare delle aree precise non è consigliabile, visto la complessa dinamicità dell’impianto).

Di contro invece, proprio dalle ore centrali, si potrà verificare un peggioramento sulla fascia tirrenica meridionale (tra vibonese e regino) in quanto arriveranno correnti occidentali, richiamate dal ciclone sullo ionio, che potranno portare piogge proprio sulle fasce tirreniche.

I venti soffieranno in modo moderato da levante, a tratti più forti.

Attenzione però, le correnti potrebbero andare a rinforzarsi nel caso vi sia un maggiore avvicinamento della ciclone alle coste calabresi.

Le temperature saranno stazionarie, o in lieve calo nei valori massimi.

Mercoledì 5 Agosto

Inizia il calo più intenso delle temperature, grazie all’ingresso di correnti fresche nord occidentali.

Veloci nuclei instabili in ingresso dal Tirreno dovrebbero interessare qua e là il territorio regionale andando ad apportare scrosci di pioggia che in alcune aree potrebbero risultare anche violenti ma appunto in rapido passaggi.

 

La cometa C/2020 F3 (NEOWISE) – la nuova “star” dell’estate.

E’ stata scoperta solo IL 27 Marzo 2020 dal telescopio spaziale NEOWISE (da cui prende il nome), ma si sta prendendo tutta l’attenzione di noi terresti.

Stiamo parlando della Cometa C/2020 F3 (NEOWISE), con i sui 5 km di diametro di roccia e ghiaccio, sta attraversando il sistema solare interno, passando vicino al Sole a “soli” 44 milioni di km; distanza sufficiente a riscaldarla a oltre 260 gradi.

Per un corpo formato prevalentemente di ghiaccio questo vuol dire metterla sotto un enorme stress, il vapore generato dallo scioglimento degli strati superficiali ci permettono di vederla immersa in una nube di gas e polveri che ne vanno a formare la chioma e una lunga coda illuminata dalla luce del Sole.

 

Fig.1 – Nella fotografia notevoli le “nubi nottilucenti” visibili in varie zone dell’Italia settentrionale

Fig.2 – Cometa fotografata nei cieli del Libano, scelta per “La Loto del giorno” dalla NASA il 7 Luglio.

Vi chiederete ora, come possiamo vederla?

Bene, non sarà molto difficile, la sua luminosità è abbastanza alta da essere vista ad occhio nudo (seppur in una piccola parte, meglio con un binocolo).

La sua posizione è a Nord Est, più o meno vicino al punto da dove sorge il Sole la mattina.

La sua vicinanza al sole attualmente la pone quindi ad avere un tempo di osservabilità un po’ scomodo e limitato, in genere intorno alle 4 del mattino, e fino a quando non sorge il sole a coprine la vista.

mappa.

Fig.3 Mappa – Qui è indicata la posizione della Cometa a Nord Est alle 4.20/4.30 circa, con cerchiati gli astri principali visibili ad occhio nudo più vicini.

 

La previsione per i prossimi giorni.

La cometa,  nei prossimi giorni tenderà ad allontanarsi velocemente dal sole; questo la rende più comoda per essere osservata, ponendosi in orari sempre più “lontani” al sorgere o dal tramontare dal sole; ma allontanandosi, diminuisce la sua luminosità, quindi diciamo che i due fattori in parte si compensano fino a fine mese.

A partire dall’ 11 luglio sarà preferibile osservarla per comodità in serata, seppur bassa sull’orizzonte di nord-ovest, dalle 21 alle 24 circa, prima che tramonti a nord Ovest.

Fra il 22 e il 23 luglio la Neowise si troverà alla minima distanza dalla Terra di 104 milioni di km, ma essendo ormai in fase avanzata di allontanamento dal Sole sarà meno luminosa (a meno di sorprese, cioè a frantumazioni maggiori del nucleo della cometa, che possa rilasciare così più gas e polveri, che la renderebbero molto più visibile)

Consigli per fotografarla by www.uai.it

“La cometa attualmente è facilmente fotografabile con una fotocamera, meglio se con con un piccolo teleobbiettivo, fissata su di un treppiede e con tempi di posa indicativamente intorno ad 1 secondo (400-800 ISO).

Anche qui sono necessarie diverse prove per cogliere il momento migliore, eventualmente curando anche l’inquadratura con gli elementi del paesaggio”.

Credit:

In copertina: La cometa C/2020 F3 ripresa all’alba dell’8 luglio 2020, quando era a 0,994 UA dalla Terra e a 0,325 UA dal Sole. Notare la coda di polveri che appare divisa in due probabilmente per una emissione asimmetrica del nucleo (Crediti: A. Carbognani).

Osserviamo la cometa Neowise (C/2020 F3)

La cometa C/2020 F3 NEOWISE visibile nel nostro cielo

Processi pedogenetici e movimenti franosi

1.1     Cenni sulla pedogenesi

Una parte molto importante e interessante della Geologia, spesso poco conosciuta e approfondita, è la Pedologia.

In termini estremamente semplici, quest’ultima si occupa dello studio della pedogenesi, ossia di quell’insieme di processi di alterazione chimico-fisica, mineralogica e geotecnica che coinvolgono una roccia madre[1] di partenza, portando gradualmente alla formazione del “suolo”; tali processi sono indotti da fattori fisici, chimici e biologici ed è importante specificare che ogni fattore non è mai considerato in modo indipendente, bensì in stretto legame con tutti gli altri.

Con l’avanzare dell’azione dei processi pedogenetici, la roccia madre tende a perdere parte dei suoi caratteri originari, trasformandosi gradualmente, a partire dalla sua porzione più superficiale, in un suolo di neoformazione che avrà caratteristiche diverse rispetto alla roccia inalterata di partenza.

Il suolo può essere osservato sul campo sotto forma di una serie di superfici di alterazione ad andamento orizzontale-suborizzontale, che dal substrato inalterato (roccia madre) si sviluppano verso l’alto e che tecnicamente prendono il nome di “orizzonti pedologici”, i quali possono presentare caratteristiche simili o essere molto diversi tra di loro e che nel complesso costituiscono un “profilo pedologico”.

Fig. 1: Esempio di un profilo pedologico caratterizzato da 3 orizzonti pedologici (Montesani M., 2017).

 

La situazione geologica descritta poc’anzi, talvolta può rappresentare uno scenario di criticità per l’innesco di movimenti franosi superficiali, come verrà spiegato in dettaglio nel paragrafo successivo.

[1] In questo articolo, per una questione di semplicità, verrà utilizzato genericamente il termine roccia madre associato ai processi pedogenetici, in realtà bisognerebbe parlare genericamente di “materiale parentale”, in quanto i processi pedogenetici non agiscono esclusivamente sulle rocce, ma possono agire anche su altre tipologie di materiali.

 

 

 

1.2    Processi pedogenetici e frane superficiali

 

Gli effetti dei processi pedogenetici sulle rocce come fattori predisponenti, e talvolta scatenanti, di numerose frane superficiali, sono stati analizzati in diversi lavori: Cascini et Al. (2015), hanno analizzato numerose frane superficiali localizzate nella Catena Costiera, nel Massiccio della Sila e nel Graben di Catanzaro, impostate su successioni limoso-argillose o argilloso-limose, sulle quali sono stati individuati profili pedologici con spessori medi di circa 3 metri.

Dal suddetto lavoro è emerso che molte delle superfici di distacco delle frane superficiali, individuate a profondità comprese tra 1-3 metri, sono state precedute dall’apertura di fratture nei profili pedologici, con conseguente evoluzione del fenomeno franoso a seguito dell’infiltrazione di acqua lungo le fratture.

I dati geotecnici riportati nel lavoro, hanno inoltre evidenziato sostanziali differenze, in termini di valori di resistenza al taglio, tra il materiale parentale e i profili di alterazione e anche tra gli orizzonti pedologici costituenti i profili di alterazione.

 

Fig. 2: Movimento franoso superficiale che ha interessato una copertura pedogenetica che si è sviluppata su materiale parentale argilloso (Cascini et Al., 2015).

 

La pedogenesi ha avuto un ruolo chiave anche in un evento franoso catastrofico, come quello che il 5 maggio 1998 ha coinvolto gli abitati di Sarno, Quindici, Siano, Bracigliano e S. Felice a Cancello (Napoli), causando 161 vittime; a tal proposito, nei lavori di Basile et Al. (2003) e Terribile et Al. (2007), è stato messo in evidenza il ruolo chiave che hanno avuto i suoli con proprietà andiche (Andosuoli), in relazione all’innesco del movimento franoso.

Gli Andosuoli presentano proprietà specifiche quali tissotropia, alta capacità di ritenzione idrica, consistenza friabile, elevato contenuto di materia organica ed elevata microporosità, un insieme di proprietà che rendono nel complesso questi suoli particolarmente fertili e soprattutto molto vulnerabili all’innesco di movimenti franosi (Terribile et Al.,2007).

Nello specifico, dai suddetti lavori è emerso che l’innesco dei movimenti franosi si è avuto in seguito alla formazione di superfici di distacco all’interfaccia tra orizzonti pedogenetici diversi, in particolare caratterizzati da importanti variazioni delle proprietà idrauliche con la profondità.

Infine, la ricerca svolta nel corso del mio lavoro di tesi Magistrale (Montesani M.,2017), ha permesso di mettere in atto uno studio integrato a carattere pedologico, chimico-fisico, mineralogico e geotecnico, condotto in località “Dottorella” nel comune di Mileto (Vibo Valentia), un’area interessata da importanti fenomeni franosi che spesso provocano notevoli disagi, in quanto la zona è percorsa da diverse arterie stradali principali ed è inoltre servita da una stazione delle Rete Ferroviaria Italiana.

Lo studio si è rivelato uno strumento molto potente al fine di mettere in evidenza il ruolo che hanno avuto i processi pedogenetici nella predisposizione al dissesto dell’area e nel meccanismo di innesco di una frana superficiale che ha avuto luogo la notte tra il 15 e il 16 marzo 2013; in particolare, volendo sintetizzare al massimo, dallo studio è emerso che la pedogenesi tende a rendere il materiale maggiormente mobilizzabile sotto l’azione dei processi erosivi, predisponendo fortemente l’area all’innesco di movimenti franosi superficiali, considerati anche i forti apporti pluviometrici che si hanno nel corso delle stagioni invernali, sotto l’influenza del clima di tipo Mediterraneo.

 


Bibliografia

 

Basile A., Mele G., Terribile F.,. «Soil hydraulic behaviour of a selected benchmark soil involved in the landslide of Sarno 1998.» Geoderma 117 (2003): 331-346.

Cascini L., Ciurleo M., Di Nocera S.,Gullà G,. «A new-old approach for shallow landslide analysis and susceptibility zoning in fine-grained weathered soils of southern Italy.» Geomorphology 241 (2015): 371-381.

Montesani M. «Caratterizzazione pedologica, chimico-fisica, mineralogica e geotecnica della frana in località “Dottorella” di Mileto (Vibo Valentia).» Tesi di Laurea Magistrale in Scienze Geologiche, 2017.

Terribile F., Basile A., De Mascellis R., Iamarino M., Magliulo P., Pepe S., Vingiani S. «Landslide processes and andosols: the case study of the Campania region, Italy.» Soils of Volcanic Regions in Europe, 2007: 545-563.

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Dott. Geol. Matteo Montesani

Mercoledì 01 Aprile 2020

Giornata instabile con piogge e rovesci sparsi, derivati dal passaggio di un fronte che apporterà deciso, ma veloce maltempo.

Nella mattina di mercoledì si concentreranno le precipitazioni maggiori, le quali raggiungeranno buona parte della regione, in primis i settori nord occidentali.

Fig.1 – Mappa delle precipitazioni previste in mattinata, i colori indicano sulla base della scala in basso, la quantità di pioggia prevista. credit by meteo in calabria

 

Il nucleo di questo maltempo, sarà condizionato da aria molto fredda in arrivo da nord, e dalle prime ore della notte e fino a tarda mattinata, ci aspettiamo buone possibilità di nevicate lungo il nostro territorio,.

La neve potrà accumularsi sui rilievi Silani e del Pollino; qui anche a quote collinari, come sulla sulla Sila Grande e Sila Greca.

Fig.1 – Mappa delle precipitazioni °NEVOSE previste in mattinata; i colori indicano sulla base della scala in basso, la quantità di neve prevista. credit by meteo in calabria

Discorso un po’ diverso invece per la Sila Piccola, dove la quota neve si prevede destinata a rimanere più elevata (1300m circa)

In serata il freddo si accentuerà un po’ ovunque sulla Calabria, le precipitazioni però saranno in esaurimento, e lasceranno il posto a maggiori schiarite.

Temperature decisamente fredde, specie alla notte, sino a -2/-3 °C.

I venti saranno tesi.

Frane e classificazione dei movimenti franosi

Definizione del termine “frana”

 

Le frane possono essere intese come forme strettamente legate alla gravità, prodotte dalla rottura dell’equilibrio dei materiali che costituiscono un determinato versante; in particolare il movimento franoso consiste nella caduta o nello scivolamento di masse rocciose, coerenti o incoerenti, che si distaccano da un pendio e per gravità subiscono un graduale movimento dall’alto verso il basso.

Analizzando la situazione da un punto di vista più tecnico, si può dire che il movimento franoso si verifica quando, all’interno del corpo roccioso, gli sforzi di taglio, che tendono a far muovere il materiale verso il basso, superano le forze resistenti, rappresentate dall’angolo di attrito e dalla coesione del materiale considerato (Ciccacci, 2010).

Da un punto di vista morfologico, una frana può essere suddivisa in una zona di distacco, una zona in cui avviene il movimento e una zona di accumulo, insieme ad altri elementi morfologici che la caratterizzano e che sono stati schematizzati in fig 1.

Fig. 1: Schema e nomenclatura essenziale di una frana (Varnes, 1978).

 

Classificazione dei movimenti franosi

Dopo aver spiegato cosa si intende con il termine frana e dopo averne illustrato per sommi capi la morfologia, proviamo di seguito a fare una classificazione dei principali movimenti franosi (da Ciccacci, 2010):

  • Ribaltamenti

Movimenti franosi dovuti a forze esterne che causano uno sforzo attorno a un punto di rotazione situato al di sotto del baricentro del volume di materiale interessato.

 

  • Frane di crollo

Movimenti franosi estremamente rapidi, in cui le masse rocciose coinvolte si muovono mediante caduta libera con successivi rotolamenti, salti e rimbalzi del materiale franato, il quale può essere costituito da roccia o da terreno sciolto.

 

  • Scorrimenti traslazionali

Il movimento franoso si verifica in prevalenza lungo una superficie di distacco debolmente ondulata o quasi piana, corrispondente spesso a discontinuità strutturali, come giunti di stratificazione, fratture, faglie o contatti litologici tra rocce con caratteristiche geomeccaniche molto diverse. Si tratta di movimenti con velocità variabile da lente a molto rapide, spesso legati a presenza di acque sotterranee che “lubrificano” il piano di scivolamento, al contatto tra rocce più permeabili sovrastanti e materiali poco permabili sottostanti.

 

  • Scorrimenti rotazionali

Il movimento franoso è correlato a forze che producono un movimento di rotazione attorno a un punto posto al di sopra del baricentro della massa rocciosa, che vanno a produrre una superficie di rottura curvilinea e concava verso l’alto.

 

  • Colamenti

I colamenti rappresentano movimenti franosi, solitamente piuttosto lenti, che si verificano in terreni sciolti quando questi si imbibiscono d’acqua per spessori di qualche metro; in questa tipologia di movimento franoso le superfici di scorrimento non sono in genere visibili.

Questa tipologia di movimento franoso è molto frequente su terreni argillosi.

 

  • Espansioni laterali

Queste tipologie di movimenti franosi sono un po’ particolari, in quanto sono connesse a movimenti di masse rigide fratturate, a seguito di deformazioni plastiche che si verificano nei materiali sciolti, spesso caratterizzati da un’importante componente argillosa, presenti al di sotto di esse. In termini estremamente semplici, è un movimento franoso che si esplica con il movimento di un blocco rigido, collocato al di sopra di un terreno sciolto, spesso ad alta componente argillosa, a seguito di deformazioni plastiche che coinvolgono quest’ultimo.

 

  • Frane complesse

I movimenti franosi complessi non sono altro che il risultato della combinazione di più tipologie di movimenti franosi semplici, i quali sono stati elencati sommariamente nei punti precedenti.

A questo punto, al fine di chiarire meglio le diverse tipologie di frane elencate sopra, si propongono di seguito alcune immagini relative a movimenti franosi che si sono verificati proprio nella regione Calabria:

Fig. 2: Un esempio di attivazione di frana per crollo a seguito di forti mareggiate, nella zona di Isola Capo Rizzuto (KR) (Pellegrino e Borrelli, 2005).

 


 

 

Fig. 3: Nell’immagine di sinistra (o sopra per i dispositivi mobili) un esempio di fenomeno franoso per scorrimento rotazionale nell’abitato di Sinopoli Inferiore (RC); nell’immagine di destra è riportato un altro evidente fenomeno franoso per scorrimento rotazionale che ha coinvolto un palazzo di Belvedere Marittimo (CS) (Pellegrino e Borrelli, 2005).

Fig. 4: Un esempio di movimento franoso per colata, che si è avuto nei depositi argillosi pliocenici nella zona di Catanzaro (Pellegrino e Borrelli, 2005).

 

 

Fig. 5: Un esempio di movimento franoso complesso; in particolare, si tratta di un fenomeno franoso roto-traslativo evolutosi nella parte finale in colata di detrito e fango, che ha interessato la frazione di Cavallerizzo nel comune di Cerzeto (CS) (Pellegrino e Borrelli, 2005).

 

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Bibliografia

Ciccacci Sirio. «Le fome del rilievo.» 2010.

Pellegrino Annamaria e Borrelli Sergio. «Analisi del dissesto frana in Calabria.» 2005.

Varnes D.J. «Slope movement types and processes.» 176 (1978).

 

Dott. Geol. Matteo Montesani

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