Allerta Meteo: Livello – Arancione-Gialla

Emesso dal il Messaggio di Allertamento Unificato (MAU) per il rischio meteo – logico ed idraulico. Inviato per l’adozione a
 Messaggio di Allertamento Unificato emesso oggi ha valenza di AVVISO DI CRITICITA’. Si prevede:
– OGGI 28.09.2020 dalle ore 14:00 alle ore 24:00
CRITICITA’ METEO MARINO – COSTIERA:
Piogge sparse, temporali sparsi
CRITICITA’ IDROGEOLOGICHE E/O IDRAULICHE:
Allerta VERDE su tutte le zone di allerta meteo.
– DOMANI 29.09.2020 dalle ore 00:00 alle ore 24:00
CRITICITA’ METEO MARINO – COSTIERA:
Piogge sparse, temporali sparsi
CRITICITA’ IDROGEOLOGICHE E/O IDRAULICHE:
Allerta VERDE su tutte le zone di allerta meteo.

Ondata di caldo alla fine. In arrivo correnti più fresche.

Siamo nel pieno dell’ondata di caldo che ci sta interessando da tutta la settimana; ma iniziamo a vedere quando finirà.

L’afflusso di correnti calde subtropicali, ha portato le temperature a stare oltre i 30°C per gran parte della giornata (anche in serata si fa fatica a scendere sotto i 26°c).

Ma nella prossima settimana, potremo vedere la chiusura di questa calda parentesi; manca quindi solo qualche altro giorno di questo fastidiosissimo caldo.

A partire da martedì sera-mercoledì si passerà da così (la prima immagine riferita ad oggi) a così (la seconda immagine riferita a mercoledì).

 

Fig.1 – mappa realizzata sulla variazione delle temperature rispetto alla media del periodo di oggi 1 Agosto – l’Italia è immersa qui in un’area in rosso, a segnalare valori di temperature sopra media.

Attenzione però, nelle immagini sono raffigurate le ANOMALIE rispetto alle medie.

Fig.2 – mappa realizzata sulla variazione delle temperature rispetto alla media prevista per il  5 Agosto – l’Italia è qui segnata sotto un’area blù ad indicare i valori di temperature sotto media.

Il rosso della prima immagine sta ad indicare che oggi siamo circa 5 gradi sopra le medie del periodo (vedi scala sulla destra).

Allo stesso tempo il blu della seconda immagine NON rappresenta un’ondata di gelo, ma sta ad indicare (sempre in base alla scala segnata) che andremo sotto le medie del periodo di circa 5/6 gradi.

Le temperature caleranno perciò di circa 10/11 gradi, si tornerà a respirare, inizialmente sarà freschetto anche se per i primi giorni il problema resteranno le case infuocate, che impiegheranno tempo a raffreddarsi.

 

Domenico Talarico

 

SpaceX, Parte la prima navicella spaziale con astronauti a bordo.

La SpaceX si prepara ad affrontare il suo lancio più importante, quello che la consacrerebbe come la prima agenzia spaziale privata capace di portare astronauti sulla ISS con un suo sistema interamente auto costruito.

Aggiornamento:

Il lancio è stato rimandato a Sabato 30 alle ore 21.22 Italiane per un peggioramento del tempo oltre un limite prudenziale per la missione.

\/ Segui la Diretta \/

Old_Questa sera alle 22.33 italiane_Old

direttamente dal Kennedy Space Center della Nasa a Houston, in Florida (Usa) dalla rampa di lancio pad LC-39A (la stessa dalla quale partirono le missioni Apollo per arrivare sulla Luna!), partirà la prima missione in assoluto con umani (2 astronauti americani) dentro ad una navicella costruita da una compagnia privata.

 

Razzo Falcon 9 – con in cima la Navicella Dragon2

Altro fattore in aggiunta, è l’essere la prima missione con umani a partire dal suolo statunitense dal 2011, dopo il pensionamento degli Space Shuttle.

Quello di stasera quindi non sarà un semplice lancio, come se ne vedono sempre più negli ultimi anni, ma rappresenterà a tutti gli effetti una nuova era per l’astronomia mondiale; quella dove le compagnie private riescono ad avere ruoli da protagoniste.

\/ Prima Diretta \/


Ecco la navicella Crew Dragon-2 con in altro la parte dove staranno gli astronauti (area a cono) e sotto, coperto da pannelli solari, una area dedicata al carico da trasportare.

La NASA dal canto suo, è ben felice di supportare questi progetti privati, capaci di avere efficienze economiche superiori e con la giusta attenzione alla sicurezza del personale.

Per la SpaceX non è la prima volta che raggiunge la ISS; ha già fatto volare diciotto missioni di rifornimento verso la Stazione spaziale e precedentemente, a marzo 2019 ha inviato una Dragon con la missione Demo-1, ma solo come test.

Gli astronauti all’interno della Navicella Dragon 2 di SpaceX.

Adesso si parla di trasporto con umani, quindi siamo ad un livello ben diverso.

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Ma ora parliamo più in dettaglio della missione; la Demo-2 della NASA con la navicella Crew Dragon2, spinta da un razzo Falcon-9 della SpaceX.

Questa sarà la Missione:

Partenza ore 22:33 / Razzo: Falcon 9 (Capace di atterrare autonomamente ed essere riutilizzabile) / Navicella: Crew Dragon2, 7 posti, ma ora configurata per 2 Astronauti / Tempo della missione: indicativamente 24 ore / Ritorno: Ammaraggio in Oceano Atlantico attutito da 3 Paracadute di nuova concezione.

Il Piano della Missione by Link 2 universe


Ma parliamo anche dell’argomento di questo sito, Il meteo, tale fattore sarà di grande importanza per garantire un’adeguata sicurezza in ogni evenienza della missione.

Bisognerà sperare in un tempo sereno, per permettere alla missione di procedere con le dovute cautele; un tempo troppo incerto potrebbe portare facilmente alla decisione di rimandare il lancio a giorno 30 maggio.

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Attualmente  una perturbazione a nord della Florida mette un po’ a rischio la decisione di avviare il lancio; siamo a circa 40% delle possibilità che il lancio sia fatto, ma il 60% rimanente è ancora alto e bisognerà attendere fino alle ore prossime alla partenza per capire se si rimanderà la missione o meno.

“Tale decisione verrà presa a 45 minuti dal lancio”.

 

Per seguire la diretta ecco dove trovare il Live:

Canale NASA: https://www.youtube.com/watch?v=Aymrnzianf0

Canale SpaceX : https://www.youtube.com/watch?v=rjb9FdVdX5I

Focus Tv Italiahttps://www.mediasetplay.mediaset.it/diretta/focus_cFU

Link4universehttps://www.youtube.com/watch?v=fVnD55qjVn4

 

Descrizione missione da parte del quotidiano online scientifico media.inaf.it

Il volo che porterà i due astronauti-collaudatori a bordo della Iss durerà circa 24 ore, tempo necessario per portare la Crew Dragon in posizione di rendezvous con la Stazione spaziale.

Al contrario dei voli diretti della Soyuz russa, che duravano circa sei ore, la Dragon non raggiungerà immediatamente la Stazione spaziale ma compirà alcuni flyby della Terra prima di posizionarsi correttamente in orbita bassa.

A questo punto, la Crew Dragon sarà in grado di avvicinarsi gradualmente ed effettuare l’attracco alla stazione, manovre che il veicolo spaziale è progettato per completare in modo completamente automatico.

In ogni caso, gli astronauti a bordo del veicolo e il centro di controllo a Terra monitoreranno attentamente le fasi di avvicinamento e attracco, e potranno prendere manualmente il controllo del veicolo spaziale se lo circostanze lo dovessero richiedere.

Una volta conclusa la missione, la cui durata non è ancora stata annunciata con precisione, Crew Dragon si sgancerà in modo automatico dalla Stazione spaziale e sarà pronta per il rientro in atmosfera, riportando Behnken e Hurley sulla Terra con un ammaraggio nell’Oceano Atlantico al largo della costa orientale della Florida – il classico splashdown, proprio come succedeva con le missioni Apollo“.

Per maggiori dettagli sulle operazioni che vedremo stasera (Meteo permettendo) potete vedere qui :

Crew Dragon Demo 2: cosa succederà il giorno del lancio?

Chiudiamo con una piccola curiosità; si potrà vedere qualcosa di questa missione dalla Calabria?

La risposta è NI, la navicella, alle 22.56 potrà essere vista da noi guardando a nord ovest, sulla costellazione dell’Auriga.

Si vedrebbe un puntino luminoso in rapido movimento, ma solo per pochi secondi, prima che diventi invisibile entrando nel cono d’ombra della Terra

Immagine del Cielo, bisogna immaginarsi come osservatori posti al centro del cerchio che osservano il cielo verso sud, si hanno quindi invertiti sulla mappa i punti cardinali, dal vivo possiamo seguire la mappa proposta sotto

Posizione sul tracciato a terra di dove passerà la navicella Dragon tra le 22.57 e le 23.00, utile per orientarsi per osservarla.

 

Ass. Meteopresila

La forma della Terra

Introduzione

L’argomento di questo articolo è la Geodesia, ovvero lo studio e la rappresentazione della Terra.

È davvero difficile accettare che in una realtà tecnologicamente avanzata come quella dei giorni nostri esistano i terrapiattisti, gente che associa la forma del nostro pianeta a una pizza gigante.

Secondo Gianluca Ranzini, astrofisico e giornalista della rivista Focus, il terrapiattismo moderno deve le sue origini a un controverso personaggio dell’Inghilterra del XIX secolo di nome Samuel Birley Rowbotham, che provava con i suoi esperimenti a dimostrare che la Terra è piatta.

La Flat Earth Society, società della terra piatta, conta qualche migliaio di iscritti nel globo (come loro stessi affermano, senza cogliere l’ironia di tale affermazione).

La democrazia e il progresso tecnologico sono state sicuramente due grandi conquiste dell’umanità; nonostante ciò, ogni medaglia ha due facce e la faccia oscura di questa medaglia è correlata al fatto che le suddette conquiste hanno consentito di portare a tutti quanti (proprio a tutti) le proprie idee a una platea mondiale.

In questo scenario è facilitata fortemente la condivisione di fake news e la diffusione a macchia d’olio di teorie prive di alcuna validità scientifica come per l’appunto il terrapiattismo; quest’ultimo, ahimè, è stato anche valorizzato e portato avanti da personaggi famosi e influenti e di riflesso anche da molti dei loro fan.

Davanti a una persona che sostiene il terrapiattismo si potrebbe anche sorridere e far finta di nulla; tuttavia, è comunque utile dissipare ogni dubbio che possa sorgere a riguardo.

Alla luce di questo, l’obiettivo dell’intervento di oggi sarà quello di dare alcune indicazioni scientificamente riconosciute e approvate sulla forma della Terra aiutandoci con alcuni esempi[1].

Per la stesura del presente articolo, dal momento che concerne un campo tanto ostico quanto importante, ho richiesto la collaborazione del Dr. Innocenzo De Marco, fisico e dottorando presso l’Università di Leeds e ricercatore presso Toshiba Europe Ltd, il quale ha collaborato con me nella stesura dell’intervento.

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[1] Al fine di rendere l’articolo accessibile e comprensibile a tutti, verranno schematizzati i risultati delle dimostrazioni scientifiche alle quali si è arrivati nel corso dei secoli, senza riportare i complessi calcoli matematici che hanno condotto alle dimostrazioni di cui sopra.

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La forma della Terra

L’idea che la Terra sia piatta è ragionevole, a prima vista: le enormi dimensioni del pianeta rendono la curvatura praticamente invisibile all’occhio umano. Una fotocamera con zoom sufficientemente potente può scattare una foto a un pallone da basket abbastanza ravvicinata da farne sembrare piatta la superficie.

Che la Chiesa e la società nel Medioevo credessero alla Terra piatta è un falso storico: già nell’antica Grecia, la concezione della Terra piatta era stata abbandonata.

Platone e Aristotele scrivevano che la forma della Terra deve essere sferica, per rimuovere l’assunzione che ci sia qualcosa a sostenerla nello spazio.

Altre osservazioni sono utili a mostrare che la Terra non è piatta: l’esempio più classico è una nave che si avvicina dall’orizzonte.

Se la Terra fosse piatta, la nave comparirebbe come un puntino che si ingrandisce man mano che si avvicina.

Quello che invece succede è che sono gli alberi e le vele della nave ad essere avvistati per primi, in quanto più alti e quindi in grado di “superare” la curvatura terrestre prima del resto della nave.

 

 

Una nave che scompare all’orizzonte in una Terra sferica (okpedia.it).

 

Eratostene fu il primo a misurare con sufficiente precisione la circonferenza della Terra.

Durante lo stesso giorno, Eratostene notò che il Sole proiettava un’ombra diversa dello stesso bastone in due città diverse. Conoscendo la lunghezza del bastone e misurando le due diverse ombre, Eratostene riuscì a calcolare la circonferenza della Terra ottenendo un valore molto vicino a quello considerato corretto oggi.

In seguito, l’avanzare della Scienza portò a ulteriori raffinamenti nella rappresentazione della Terra.

A partire dal XVII secolo, gli studi di Newton e Huygens portarono ad attribuire alla terra una forma ellissoidica appiattita lungo l’asse di rotazione terrestre; tale forma nel complesso fu definita “ellissoide oblato”. L’idea alla base è che l’equatore “ruota di più” rispetto ai poli, essendo più lontano dall’asse di rotazione.

Per questo motivo, la Terra si è “schiacciata” ai poli durante la sua formazione. Nel 1700 il matematico e astronomo francese Clairaut descrisse una forma geometrica che approssimava molto bene la forma della terra, ossia una figura solida appartenente alla famiglia delle quadratiche, definita “ellissoide di rotazione”, simile all’ellissoide oblato di Newton e Huygens.

L’ellissoide di rotazione proposto da Clairaut era caratterizzato da un semiasse maggiore corrispondente all’equatore terrestre e da uno schiacciamento in corrispondenza dei due poli; questo peculiare ellissoide di rotazione fu definito “sferoide”.

Oggi, dopo secoli di studi e complessi calcoli, si è arrivati ad affermare che la migliore approssimazione della forma della terra è un “geoide”, un particolare solido definito come una superficie equipotenziale (ovvero una superficie su cui l’accelerazione di gravità è costante) passante per il livello medio del mare.

 

Rappresentazione della forma della terra con geoide o ellissoide (openoikos.com).

 

La superficie del geoide presenta alcune ondulazioni in più rispetto allo sferoide di Clairaut, dovute alle diverse concentrazioni e densità di materiali distribuiti sulla superficie della Terra, ma non si discosta sensibilmente da quest’ultimo (Gasparini e Mantovani, 1981[2]); di conseguenza, si può considerare lo sferoide di Clairaut come modello teorico della terra sul quale effettuare calcoli.

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[2] <<Fisica della terra solida>>; Gasparini P. & Mantovani M.S.M, 1981

 

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Considerazioni conclusive

L’obiettivo di questo articolo è stato quello di prendere, metaforicamente, una piccolissima parte della punta di un grande Iceberg di studi e dimostrazioni condotte nel corso dei secoli fino ad oggi e sintetizzarlo in termini semplici e accessibili a tutti; già dalle poche nozioni ivi riportate (dimostrate scientificamente nel corso degli anni), risulta piuttosto difficile l’accostamento del pianeta sul quale viviamo a una qualsiasi forma piatta.

Per arrivare a definire in modo esatto la forma della Terra sono stati necessari secoli di misure, calcoli complessi, studi scientifici di dettaglio che sono stati rivisti e migliorati anno dopo anno; sono stati scritti trattati, libri e manuali e si hanno numerose pubblicazioni su prestigiose riviste scientifiche. Tutto ciò è stato il frutto del lavoro di scienziati che hanno dedicato la loro vita a questo, grandi menti che hanno investito buona parte del loro tempo (se non tutto) e che ancora al giorno d’oggi continuano a perfezionare il modello geoidale rappresentante la terra.

Sicuramente questi non avranno il tempo materiale per confutare sui Social Network improbabili teorie terrapiattiste, quindi è compito di ciascuno di noi affidarsi sempre a fonti attendibili e scientificamente riconosciute.

Tuttavia, anche senza scomodare geometrie non euclidee e meccanica rotazionale, accorgersi della curvatura della Terra è semplice. Basta aprire gli occhi e osservare.

 

Dott. Geol. Matteo Montesani

Dott. Innocenzo De Marco

 

IL FENOMENO DEL DISSESTO IDROGEOLOGICO NELLA REGIONE CALABRIA

1.     Il rischio idrogeologico

Il termine dissesto idrogeologico viene utilizzato per indicare tutti i danni – reali o potenziali – e i fenomeni il cui innesco, caratteristiche e dinamica, sono condizionati prevalentemente dall’elemento “acqua”, dalle caratteristiche di rocce e terreni, nonché dalla morfologia del paesaggio: in modo più generico, quindi, dalla “storia geologica” di una determinata area.

Le manifestazioni più tipiche di fenomeni idrogeologici sono frane, alluvioni, erosioni costiere, subsidenze e valanghe (http://www.protezionecivilecalabria.it/).

In Calabria il dissesto idrogeologico è diffuso in modo capillare e rappresenta una problematica di notevole importanza. Tra i fattori naturali che predispongono il nostro territorio ai dissesti idrogeologici rientra la sua conformazione geologica e geomorfologica, caratterizzata da un’orografia (distribuzione dei rilievi montuosi) complessa e bacini idrografici generalmente di piccole dimensioni, che sono quindi caratterizzati da tempi di risposta alle precipitazioni estremamente rapidi. Il tempo che intercorre tra l’inizio della precipitazione piovosa e il manifestarsi della piena nel corso d’acqua può essere dunque molto breve. Eventi meteorologici intensi, combinati con queste caratteristiche del territorio, possono dare luogo dunque a fenomeni alluvionali violenti caratterizzati da cinematiche anche molto rapide.

Il rischio idrogeologico è inoltre fortemente condizionato anche dall’azione dell’uomo.

La densità della popolazione presente su aree a rischio idrogeologico, l’abusivismo edilizio, l’abbandono dei terreni montani, gli incendi, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua aggravano il dissesto e mettono ulteriormente in evidenza la fragilità del territorio calabrese aumentando l’esposizione ai fenomeni e quindi il rischio stesso.

La frequenza di episodi di dissesto idrogeologico, che hanno spesso causato la perdita di vite umane e ingenti danni ai beni impongono una politica di previsione e prevenzione non più incentrata sulla riparazione dei danni e sull’erogazione di provvidenze, ma sull’individuazione delle condizioni di rischio e sull’adozione di interventi per la sua riduzione (http://www.protezionecivilecalabria.it/).

 

2.     Dissesto da frana nella Regione Calabria:

Come menzionato nel paragrafo precedente, una delle problematiche principali della Regione Calabria è sicuramente correlata al rischio idrogeologico e in particolar modo al rischio frana.

Da alcune indagini eseguite per l’elaborazione del Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.), si evidenzia con chiarezza che i territori già interessati da fenomeni di dissesto idrogeologico negli anni ’50, sono stati urbanizzati e profondamente modificati sia attraverso l’attività di Pianificazione urbana sia con l’intervento non autorizzato di privati; nello specifico, a partire dagli anni ’70, si è assistito ad un progressivo degrado del territorio di questa Regione e il dissesto idrogeologico costituisce l’effetto più evidente di tale processo (Pellegrino e Borrelli, 2005).[1]

[1]  <<Analisi del dissesto frana in Calabria>>; Pellegrino Annamaria e Borrelli Sergio, 2005.

 

Fig.1: Dati sui centri abitati instabili in Calabria dal 1907 al 1999 (Pellegrino e Borrelli, 2005).

 

La Regione Calabria si è avvalsa dell’Autorità di Bacino Regionale (ABR) per la realizzazione del progetto IFFI, ossia l’inventario informatizzato dei fenomeni franosi.

I dati statistici riportati dal suddetto progetto, benché eterogenei e differenziati a causa della diversità delle fonti di informazione, evidenziano non solo l’elevato numero di siti sui quali incombe pericolo di frana, ma anche il perdurare sul territorio di una situazione emergenziale, che è fonte di notevole dispendio delle risorse finanziarie.

L’analisi complessiva di circa 9000 frane, censite su circa il 40% del territorio regionale (6032 km²), ha permesso di individuare le tipologie di movimento predominante, ascrivibili principalmente a scorrimenti e a movimenti complessi; secondariamente, anche ad “aree soggette a frane superficiali diffuse”.

Relativamente ai movimenti complessi, la Calabria può vantare un primato su scala nazionale, sia in termini di estensione che di numero per le peculiari condizioni geologiche del territorio (Pellegrino e Borrelli, 2005).

 

Fig. 2: Esempio di uno stralcio della “Carta inventario dei centri abitati instabili”- P.A.I. Regione Calabria.

 

In figura 2 è stato riportato un esempio di cartografazione e classificazione dei fenomeni franosi, a cura dell’Autorità di Bacino della Regione Calabria nell’Ambito del Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico (D.L. 180/98).

In conclusione, in questo articolo è stato fatto un breve excursus inerente al rischio idrogeologico e, in particolare, al rischio frana, contestualizzato al nostro territorio regionale; inoltre, sono stati fatti dei cenni su alcune tipologie di movimenti franosi (nelle righe precedenti si è parlato di scorrimenti e movimenti franosi complessi), i quali verranno trattati ed esplicati con un grado di dettaglio maggiore nel prossimo articolo.

 

Intervento realizzato da

Dott. Geol. Matteo Montesani

Colpo di coda invernale. Torna il freddo e arriva il maltempo

Prime analisi sulla nuova settimana, forse la più movimentata da dicembre ad oggi.

Sul bordo dell’anticiclone che punta sulla penisola Scandinava, scivolerà una massa d’aria molto fredda di matrice artico continentale che in modo retrogrado interesserà buona parte dell’Europa.

Il centro-nord Italia avrà a che fare con temperature molto basse che garantiranno gelate e nevicate a quote bassissime.
Il sud Italia resterà ai margini ma avrà la sua dose di freddo, neve e pioggia.

Il freddo sarà più intenso sulla Calabria settentrionale dove le nevicate potrebbero scendere abbastanza di altitudine; Calabria centrale e meridionale più ai margini.

Figura 1 – Rappresentazione dell’arai fredda in arrivo, periodo tra oggi 21 Marzo e Mercoledì 25 Marzo. Credit GFS by Meteociel.fr

Si parte domani:

DOMENICA. Una blanda depressione afro-mediterranea spingerà correnti umide di scirocco, tanta nuvolosità, venti da sud-est moderati ma deboli piogge più probabili al pomeriggio specie su bassa Calabria e a ridosso dei rilievi.

LUNEDÌ. La depressione sarà ancora attiva seppur in allontanamento verso levante ma determinerà ancora instabilità sull’intera regione con pioggia sparsa nuovamente più probabile al pomeriggio e alla sera quando inizierà l’aflusso dell’aria artica con quota neve sulla Sila in lento ma costante calo. Nella notte tra lunedì e martedì non si escludono nevicate fin sui 400-500mt su calabria settentrionale e fin su 800mt su Calabria centrale

MARTEDÌ. Freddo in accentuazione, e precipitazioni specie nella prima metà del giorno con quota neve in leggero calo.

MERCOLEDÌ richiamo mite, con tanto nuovo maltempo e tanta neve sulla Sila con quota neve inizialmente bassa ma in rapido aumento. Possibili forti precipitazioni sulla regione, specie sulle aree ioniche.

Figura 2 – Rappresentazione della distribuzione delle piogge in arrivo, periodo tra oggi 21 Marzo e Mercoledì 25 Marzo. Credit GFS by Meteociel.fr

Ovviamente questa è la previsione in linea di massima. Si tornerà giorno per giorno nei dettagli.

Fig.3 – Andamento temperature e precipitazioni previste

MA Occhio alle sorprese e al maltempo.

Nel frattempo vi invito a STARE A CASA.

Intervento realizzato da Domenico Talarico

Le Faglie, le culle dei terremoti.

Introduzione

I terremoti sono provocati da improvvise rotture che si producono per lo più nell’involucro “rigido” esterno terrestre, che prende il nome di litosfera, con movimento relativo delle masse rocciose lungo un piano di faglia che le separa.

Nei terremoti, si ha un graduale rilascio di energia localmente accumulata nelle masse rocciose; lo sforzo di intensità crescente, inizialmente produce una deformazione elastica e successivamente la rottura delle rocce, a seguito del superamento dell’attrito lungo il piano di faglia, sul quale di conseguenza avviene il movimento.

L’energia si disperde di solito con una forte scossa principale (mainshock), talvolta preceduta da piccole scosse premonitorie (foreshocks) e seguita da una serie di numerosi altri scuotimenti detti repliche (aftershocks); altre volte, i terremoti possono manifestarsi anche sotto forma di un’attività che inizia con una forte scossa principale, seguita da numerose repliche con intensità a trend decrescente, pur con molte irregolarità (Pompeo Casati, 1997).

Ovviamente risulta evidente che le differenti modalità di presentarsi dei fenomeni sismici rendono oltremodo difficile l’applicazione di un modello previsionale certo e adattabile in ogni situazione.

I terremoti tettonici, ossia quelli dovuti a movimenti lungo le faglie, sono i più comuni; nel paragrafo successivo si andrà a dare qualche spiegazione in più in relazione al termine “faglia”, ormai diventato di frequente utilizzo.

Le faglie

Con il termine “faglia” vengono indicate tutte le discontinuità piane lungo le quali si ha uno spostamento.

Da un punto di vista geometrico, un piano di faglia, che sarà caratterizzato da una direzione, un’immersione e un’inclinazione[1], separerà due blocchi, i quali prenderanno il nome di “Tetto” e “Letto”, in funzione della loro posizione rispetto al piano; in particolare, definiremo “tetto” il blocco che si trova al di sopra del piano di faglia, mentre definiremo “letto” quello che giacerà al di sotto di esso.

Quando si parla di faglie è fondamentale avere ben presente il concetto di “rigetto” di una faglia; nello specifico, si definisce rigetto, lo spostamento, misurato in punti omologhi, che i due blocchi considerati subiscono lungo il piano di faglia (Boccaletti e Tortorici; 1987).

In realtà ci sarebbe molto da dire ancora in relazione al concetto di rigetto di una faglia, così come su altri parametri strutturali associati alle faglie e sulle diverse tipologie di faglie esistenti; in questo luogo, ci limiteremo a dare delle definizioni generali e proporremo di seguito una classificazione delle principali faglie in funzione del tipo di spostamento che avviene lungo la discontinuità:

[1] Curiosità: La direzione, l’immersione e l’inclinazione di un piano di faglia, prendono il nome di “giaciture” del piano di faglia e possono essere misurate direttamente sul campo, con l’ausilio di una bussola, strumento fondamentale per un Geologo nel corso della sua attività di rilevamento sul campo.

 

  • Faglie Normali: Si hanno delle faglie normali o dirette quando il movimento avviene perpendicolarmente alla direzione della superficie di separazione tra i blocchi, con lo spostamento del tetto, verso il basso rispetto al letto.

Fig. 1: Schema semplificato di una faglia normale o diretta (https://www.mapsism.com/terremoti/faglie-attive).

 

  • Faglie Inverse: Si hanno delle faglie inverse quando il movimento avviene perpendicolarmente alla direzione della superficie di separazione tra i blocchi, con lo spostamento del tetto, verso l’alto rispetto al letto.

Fig. 2: Schema semplificato di una faglia inversa (https://www.mapsism.com/terremoti/faglie-attive).

 

 

  • Faglie Trascorrenti: Si hanno delle faglie trascorrenti se il movimento avviene lungo la direzione del piano di faglia e si possono distinguere due ulteriori sottocategorie di faglie trascorrenti, che prendono il nome di destre e sinistre.

Capire se una faglia trascorrente è destra o sinistra non è molto complesso; è sufficiente considerare un osservatore che staziona su uno dei due blocchi della faglia; se a tale osservatore l’altro blocco apparirà spostato verso destra parleremo di movimento trascorrente destro, quindi di riflesso di faglie trascorrenti destre; analogamente, se l’altro blocco apparirà spostato verso sinistra parleremo di movimento trascorrente sinistro, quindi di faglie trascorrenti sinistre.

Fig. 3: Schema semplificato di una faglia trascorrente sinistra (https://www.mapsism.com/terremoti/faglie-attive).

 

 

Articolo realizzato da

Dott. Geol. Matteo Montesani

 

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Bibliografia

Boccaletti Mario, Tortorici Luigi. «Appunti di Geologia Strutturale.» 1987.

Casati Pompeo L. «Elemeti di Geologia Generale.» 1997.

 

 

Tempesta “Ciara” e record del mondo

Da qualche giorno ormai, la perturbazione denominata Ciara sferra le coste lungo l’Atlantico, con fortissimi venti e temporali che colpiscono tutto l’arco europeo.

I danni sono ingenti in tutto il nord Europa e la perturbazione continua a spostarsi verso sud, dove a breve la coda colpirà anche la nostra penisola.

Ciara presenta delle forti anomalie per la stagione, venti forti e caldi che spingono sulla bolla fredda artica generando correnti molto consistenti.
Proprio questi venti sono i protagonisti di questo breve approfondimento.

Questa volta non parleremo di danni o disagi, bensì di record del mondo!

Da sempre si cerca la rotta perfetta per collegare New York e Londra, due fra i più importanti scali commerciali al mondo.

Dal volo leggendario di Charles Lindbergh in solitaria dalla costa americana fino a Parigi, ad oggi, tutte le compagnie di trasporto aereo hanno incentrato i propri sforzi per ottimizzare il volo riducendo costi e consumi.

Fu proprio Lindbergh a tracciare la prima rotta ideale per questa impresa.

La sua idea fù quella di partire da New York, toccare le coste canadesi sulle terre di Terranova e da li proseguire in linea pendente verso le coste dell’Irlanda prima e inglesi poi, fino alla capitale francese.

L’impresa in solitaria e senza scalo compiuta dall’aviatore di origini svedesi fece la storia nel maggio del 1927,aprendo la via al trasporto transatlantico.

In linea di massima questa tuttora è la rotta ideale per le vie commerciali aeree.

Le rotte sono tracciate in base all’andamento medio delle correnti e rispettano un rigido codice che vincola gli spostamenti, in modo da poter gestire l’enorme traffico aereo quotidiano.
L’arrivo di Ciara ha mandato in confusione il sistema aereo europeo, con oltre 400 voli cancellati, ma qualche impavido pilota ha realizzato l’impresa del secolo.

Il volo della British Airways BA112, effettuato da un aereo Boeing 747, un modello storico dell’aviazione commerciale, ha stabilito l’incredibile record di viaggio, compiendo la traversata atlantica in sole 4 ore e 56 minuti, demolendo il precedente record di 5 ore e 13 minuti. Considerate che il tempo medio di volo previsto tra le due città è di 6 ore e 13 minuti.

Un tempo veramente pazzesco, per ritornare a questi valori dobbiamo pensare al mitico Concorde, aereo capace di viaggiare a velocità doppia rispetto al suono (la cosiddetta Mach 2).

Ma come ha fatto un aereo commerciale ad infrangere un record così?
Entrano in gioco 2 principali fattori:

1 – le correnti a getto = sono enormi e velocissimi flussi d’aria canalizzati che si sviluppano in particolari zone dell’atmosfera, dove si scontrano masse d’aria con significativi gradienti termici orizzontali.
Come possiamo vedere in questa immagine sottostante, una delle correnti a getto più sfruttate passa proprio sul nord America e viene spesso sfruttata nelle rotte commerciali.

La tempesta Ciara ha moltiplicato la forza della corrente a getto, aumentando quindi la spinta ricevuta dall’aereo in fase di volo stazionario

 

 

2 – la conformazione strutturale dell’aereo = il Boeing 747, conosciuto come Jumbo Jet o Regina dei cieli, è un aereo che negli anni ha ottimizzato la sua conformazione, raggiungendo valori prestazionali molto importanti.

 

Sicuramente il sangue freddo del pilota, aiutato da una tecnologia sempre più spinta nei voli, ha contribuito a questo fenomenale record, ma la cosa più interessante è che a bordo i passeggeri si sono accorti di poco o nulla, se non del fatto che le lancette forse andavano troppo velocemente!!!

Tutto merito del sistema di riferimento con cui analizziamo i fatti.

Gli indicatori di bordo infatti hanno registrato per tutta la durata del volo una velocità costante di crociera pari a circa 700 km/h, mentre le torri di controllo a terra hanno rilevato una velocità di 1327 km/h (oltre la velocità del suono, pari circa a 1192 km/h, la famigerata Mach 1).

Se l’aereo avesse viaggiato a quella velocità, molto probabilmente staremmo parlando di un grande disastro in questo momento.

La struttura dell’aereo non è nata per velocità che di solito vengono tenute da veicoli militari o appositamente studiati.

Invece, grazie alle correnti che hanno supportato il volo, l’aeromobile ha potuto affrontare il viaggio nelle condizioni ottimali di volo, ricevendo una grande spinta!!

Pensando ad un altro esempio pratico, gli astronauti a bordo della ISS, la stazione spaziale internazionale, compiono un giro intorno alla terra ogni 90 minuti circa, viaggiando ad un incredibile velocità di 27600 km/h.

Anche se noi viaggiassimo nell’auto più veloce del mondo, rispetto al loro punto di vista (il loro sistema di riferimento) saremmo un piccolo punto fermo sulla Terra.
Dunque per i passeggeri a bordo, il volo è stato un normale scorrere del panorama sottostante (forse con qualche nuvola e qualche fulmine di troppo), mentre magari qualche parente a terra si sarà dovuto svegliare prima per recuperare i propri cari in aeroporto.

In tutto ciò, la natura domina sempre, perfino quando proviamo ad emularla nel gesto più romantico che Madre Natura possa concederci, ossia il volo.

L’ass. Meteopresila

Si cambia scenario sulla Calabria, analisi meteo.

Una massa d’aria gelida sta facendo avvezione lungo il bacino del Mediterraneo, garanzia di un netto peggioramento del tempo che prenderà atto nelle prossime ore.

Si tratta di aria molto fredda, densa, di origine artica, caratterizzata da temperature decisamente basse, soprattutto alle quote più alte, laddove entro le prime ore della notte, è atteso l’arrivo dell’isoterma (-30°C a 500 hPa).

La massa d’aria scivolando verso sud, farà i conti con un netto aumento della vorticita’ ciclonica, acquistando quindi la tendenza di ruotare attorno ad un minimo di bassa pressione, presente sui Balcani. (immagine 3).

L’elevato contrasto termico che insorgera’ tra l’aria calda presente e codesta descritta, darà spazio ad un netto aumento dell’instabilità baroclina (immagine 1, dove osserviamo le isobare perpendicolari alle isoipse), ciò si tradurrà nella nascita di un marcato sistema frontale (a carattere freddo), pronto a sollevare velocemente l’aria calda presente al suolo, enfatizzando un forte gradiente termico verticale, accentuato, inoltre per via della presenza di aria secca stratosferica (immagine 4, osserviamo la presenza di elevata vorticita’ potenziale isoentropica e parametri frontali).

Il fronte freddo è previsto raggiungere anche la Calabria entro le prime ore della notte, apportando un rapido guasto del tempo, con temporali localmente di forte intensità, grandinate e raffiche di vento molto forti.

Ciò avverrà in maniera piuttosto veloce.

Al suo passaggio da nord ovest verso est, seguira’ la discesa di aria via via più gelida, con fenomeni in veloce esaurimento ma che laddove saranno presenti assumeranno carattere nevoso a partire dai 6-700 metri di quota.

Venti che ruoteranno a tramontana e che spireranno per tutta la giornata di domani fino a 90-100 km/h.

Riassumendo, nelle prossime ore guasto del tempo con veloce passaggio di rovesci e temporali anche a suon di grandine, fenomeni in veloce esaurimento.

Possibilità di nevicate nella giornata di domani a partire da quote medie, con particolar riferimento a Sila Grande e Pollino.

Temperature in drastico calo e venti di burrasca forte.

Rimanete con noi.

Intervento a cura di Umberto Rossini – Meteosavelli

Mercoledì 5 Febbraio 2020

Arriva il fronte freddo che darà il via al cambiamento per questa parentesi gelida per la Calabria.

Questo mercoledì si caratterizzerà quindi dall’interruzione del periodo quasi primaverile, il quale ci ha regalato giornate serene e con temperature sempre sopra i 12/13°C e con punte sui 20°C.

I protagonisti di questa nuova fase, saranno:

Il crollo delle temperature, le quali scenderanno di oltre 10°C in meno di 24ore portando i valori minimi a sfiorare lo Zero anche in bassa collina.

Fig.1 – Mappa delle variazioni di temperature medie in 24h, tra le 12:00 di martedì 4 e le 12:00 di Mercoledì 5 Febbraio.

Altro attore protagonista sarà il Vento, il quale continuerà a soffiare forte sulla Calabria, portando probabilmente a dei disagi; valori oltre gli 80km/h se non oltre anche i 100km/h si potranno registrare anche in nottata.

Fig.2 – Mappa rappresentante le correnti in arrivo, con i valori in scala dell’intensità prevista.

MA LA NEVE???

In tutto questo movimento ci saranno anche le precipitazioni, e non si escludono dei temporali.

Già dalla serata di martedì 4 sui settori tirrenici dovrebbero svilupparsi le prime deboli piogge, poi nel corso notte è previsto il passaggio del fronte col suo carico di instabilità.

Le precipitazioni, saranno nevose inizialmente solo a quote elevate, ma non si prevedono abbondanti, se non localmente a ridosso dei rilievi.

La quota neve andrà poi a scendere rapidamente nel corso della notte, arrivando anche sotto gli 800-1000m su Pollino, Sila Grande e Sila Greca grazie all’afflusso di aria sempre più fredda.

Fig. 1 – Mappa distribuzione neve in 12h – credit by meteoincalabria.it

Per la Sila piccola e relativa presila, questa configurazione non è ottimale per avere buone nevicate; nella notte sulle cime sopra i 1500m si potranno avere degli accumuli buoni, ma più in basso, specie sotto i 1300m – 1200m ci aspettiamo solo una debole imbiancata; per via della neve che potrà raggiungere quote inferiori solo nella seconda parte della notte, quando però le precipitazioni saranno già in esaurimento.

Possibilità di qualche fioccata a quote leggermente inferiori non lo escludiamo sempre sul finire della notte, nella coda del passaggio instabile.

La neve con buoni accumuli è e resterà la grande assente di questo inverno.

Brevemente per questa giornata possiamo dire che

Nella notte di mercoledì 5 si avranno precipitazioni sparse, specie sui settori tirrenici, dove localmente si potranno avere piogge più insistenti; quota neve in calo nella notte con accumuli che potranno raggiungere le quote collinari nel cosentino; più in altro invece sui settori ionici, specie sul catanzarese.

La mattinata si prevede molto fredda e ventilata, ma senza precipitazioni di rilievo.

Nel corso del pomeriggio della nuova ma debole instabilità su Calabria centrale, potrebbe apportare deboli nevicate fin sui 500-600mt sulle Serre.

Le temperature scenderanno sui 3/4°C sui capoluoghi, valori prossimi allo zero in collina.

I venti soffieranno molto forti – ATTENZIONE –

Ass.Meteopresila

in collaborazione con

Domenico Talarico

 

 

 

 

 

 

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