Emesso dal il Messaggio di Allertamento Unificato (MAU) per il rischio meteo – idrogeologico ed idraulico. Inviato per l’adozione a
Messaggio di Allertamento Unificato emesso oggi ha valenza di AVVISO DI CRITICITA’. Si prevede:
– OGGI 01.04.2020 dalle ore 12:30 alle ore 24:00
CRITICITA’ METEO MARINO – COSTIERA:
Piogge sparsi su Cala 5. Piogge sparse e temporali isolati su Cala 1, 2, 3, 4, 6, 7 e 8. esposte su tutte le zone di allerta meteo.
CRITICITA’ IDROGEOLOGICHE E/O IDRAULICHE:
Allerta VERDE su tutte le zone di allerta meteo.
– DOMANI 02.04.2020 dalle ore 00:00 alle ore 24:00
CRITICITA’ METEO MARINO – COSTIERA:
Piogge e sparsi su Cala 1. Piogge sparse isolati su Cala 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8.
CRITICITA’ IDROGEOLOGICHE E/O IDRAULICHE:
Allerta VERDE su tutte le zone di allerta meteo.


Mercoledì 01 Aprile 2020

Giornata instabile con piogge e rovesci sparsi, derivati dal passaggio di un fronte che apporterà deciso, ma veloce maltempo.

Nella mattina di mercoledì si concentreranno le precipitazioni maggiori, le quali raggiungeranno buona parte della regione, in primis i settori nord occidentali.

Fig.1 – Mappa delle precipitazioni previste in mattinata, i colori indicano sulla base della scala in basso, la quantità di pioggia prevista. credit by meteo in calabria

 

Il nucleo di questo maltempo, sarà condizionato da aria molto fredda in arrivo da nord, e dalle prime ore della notte e fino a tarda mattinata, ci aspettiamo buone possibilità di nevicate lungo il nostro territorio,.

La neve potrà accumularsi sui rilievi Silani e del Pollino; qui anche a quote collinari, come sulla sulla Sila Grande e Sila Greca.

Fig.1 – Mappa delle precipitazioni °NEVOSE previste in mattinata; i colori indicano sulla base della scala in basso, la quantità di neve prevista. credit by meteo in calabria

Discorso un po’ diverso invece per la Sila Piccola, dove la quota neve si prevede destinata a rimanere più elevata (1300m circa)

In serata il freddo si accentuerà un po’ ovunque sulla Calabria, le precipitazioni però saranno in esaurimento, e lasceranno il posto a maggiori schiarite.

Temperature decisamente fredde, specie alla notte, sino a -2/-3 °C.

I venti saranno tesi.

QUARANTENA E QUALITA’ DELL’ARIA NEGLI AMBIENTI DOMESTICI

In questa lunga permanenza nei nostri ambienti domestici, può risultare interessante conoscere un fenomeno di forte interesse nel mondo dell’ingegneria e non solo.

In questo articolo andremo a parlare di qualità dell’aria negli ambienti indoor.

L’espressione “ambiente indoor” definisce gli ambienti confinati adibiti a dimora, svago, lavoro e trasporto, quindi tutti quegli ambienti che costituiscono, da 50 anni, gli ambienti maggiormente vissuti dall’uomo nella sua quotidianità, con una media del 60% del tempo giornaliero.

In questa definizione rientrano, dunque, le abitazioni, gli uffici pubblici e privati, gli ospedali, le strutture ricreative (ristoranti, negozi, strutture sportive) e mezzi di trasporto pubblico e privato. Ognuna di queste tipologie ha requisiti specifici al fine di poter garantire le migliori condizioni igieniche.

Al fine di poter ottenere dei valori di riferimento, dal 2001 e poi con successivi aggiornamenti, sono state definite le “Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati” dal Ministero della Salute ed è stato introdotto il termine IAQ (Indoor Air Quality), utile a definire analiticamente le condizioni in base agli ambienti.

 

Conoscere la qualità dell’aria presente nei locali e poter attuare misure di correzione di parametri specifici è di importanza fondamentale.

Basti pensare ad esempio agli ambienti ospedalieri, come ad esempio una sala operatoria, dove, mediante specifici controlli, l’aria all’interno può essere filtrata e pulita per azzerare il rischio di contagio da virus o batteri, può essere controllata la temperatura e l’umidità per poter garantire un ambiente favorevole al lavoro, senza conseguenze sia per operatori che per pazienti.

Oppure si può pensare ai musei, dove è rigoroso il vincolo di temperatura ed umidità, al fine di preservare la durata delle tele, soprattutto quelle dipinte ad olio.

O nelle nostre semplici case, dove spesso si rischia la formazione di muffa o altri batteri nocivi alla nostra salute, dovute a condizioni termoigrometriche sfavorevoli per gli ambienti.

 

Le sorgenti dell’inquinamento indoor sono numerose.

Innanzitutto l’ambiente outdoor, quello esterno, influenza in modo significativo l’aria nelle nostre stanze. Nelle zone particolarmente interessate dall’inquinamento atmosferico si denotano valori di deposito di sostanze nocive negli ambienti molto importanti. Si distinguono poi varie tipologie di fonti che influenzano l’aria interna:

 

 

  • Inquinanti Chimici

    Sono tutte le tipologie derivanti da reazioni chimiche usate quotidianamente, ad esempio gli ossidi di azoto, biossidi di zolfo o monossido di carbonio (derivanti da una combustione senza scarico esterno, come cucine, stufe, caldaie o radiatori), oppure amianto, benzene e formaldeide (derivanti da materiali da costruzione, adesivi o vernici), o più comunemente da fumo da camino, collegamenti a gpl o metano mal posti e per ultimo, e forse più noto, il fumo di sigaretta.

  • Inquinanti Fisici

    Derivano da fenomeni naturali che possono, in determinati casi, influire in modo concreto e pericolo al malessere all’interno di un’ambiente. Il più noto è l’inquinamento da Radon, gas radioattivo naturalmente presente in concentrazioni nei terreni e che ha, tra le sue proprietà, la forte volatilità negli ambienti.

  • Inquinanti di origine microbiologica

    Sono tutti gli inquinanti di origine biologica, quali la polvere, i servizi degli edifici e la presenza degli occupanti (uomo e animali) che possono fungere da vettori trasportatori di batteri, virus, allergeni e affini. Si pensi alle muffe che si creano negli angoli delle case, interessati da forti sbalzi termici o alle forti reazioni allergiche dovute alle polveri. Questo è l’aspetto più importante in questo periodo, dove il contagio da Coronavirus, che usa come vettore la saliva o le goccioline da respiro, rende fondamentale il controllo degli ambienti, al fine di poter ridurre il rischio, soprattutto negli ambienti ospedalieri

Alla luce di quanto spiegato, risulta evidente quanto sia importante, sia in fase progettuale che nella vita quotidiana, un’attenzione particolare a questo fenomeno.

Abbiamo oggi a disposizione tantissimi strumenti utili per analizzare e correggere il fenomeno, tra i quali la costruzione di sistemi a ventilazione meccanica controllata, centraline per il controllo della temperatura, dell’umidità e perfino di concentrazioni di agenti inquinanti nelle stanze.

Tutti questi sistemi sono studiati e valutati per garantire un ricambio/ricircolo di aria utile per rimanere in alcuni valori specifici.

Nella vita giornaliera ci basti pensare ai filtri presenti all’interno dei nostri climatizzatori, o alle cappe nelle nostre cucine, entrambi sistemi che possono aiutare tanto ai fini della qualità ambientale.

La qualità dell’aria indoor è un argomento molto complesso, che merita piena attenzione per poter garantire risultati ottimali per la nostra salute e per l’ambiente.

Speriamo che quest’articolo, che abbiamo cercato di semplificare nella sua completezza, possa stimolare un po’ di curiosità e attenzione su un tema molto interessante, soprattutto alla luce del nostro lungo periodo in casa.

 

Maltempo, nubifragio sul vibonese.

In serata le piogge sono diventate molto intense a ridosso del vibonese, dove si sono registrati allagamenti e frane.

Il forte maltempo sulla Calabria centro meridionale, è stato prodotto dalla presenza di correnti umide da ponente, le quali,  passando sul mar Tirreno,  hanno apportato umidità a terra, dove si è scaricata entrando in contrasto sia con l’orografia presente, che con le correnti in quota provenienti da Nord.

Un effetto che ha caricato fortemente l’instabilità sul vibonese, dove si sono scaricate ingenti piogge in uno spazio abbastanza ristretto e in poco tempo.

Le stazioni meteorologiche segnano oltre 70mm (l/m2) in meno di 4 ore, portando rapidamente alla saturazione dei terreni e alla conseguente formazione di allagamenti e smottamenti.

Fig.1 – Mappa delle stazioni pluviometriche – mappa by meteonetwork, stazioni Arpacal

Dalla figura 1 possiamo notare come le piogge si siano concentrate lungo una fascia compresa tra Maierato e Gioia Tauro

Nei video e nelle immagini qui di seguito, possiamo vedere delle testimonianze arrivare direttamente di luoghi interessati.

[Immagini realizzate da Piero e Giuseppe Cannizaro]

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Riportiamo in conclusione quanto descritto dai giornali locali:

Da ilvibonese.it

“Mezzi già al lavoro – nonostante la pioggia battente – per rimuovere l’ingente quantitativo di fango e detriti che ha invaso, in serata, l’unica via d’accesso e il piazzale dello stabilimento Giacinto Callipo Conserve alimentari Spa, dove si produce il rinomato Tonno Callipo. Le piogge torrenziali che si sono abbattute su buona parte del territorio provinciale vibonese, dalla costa all’entroterra, non hanno dunque risparmiato neppure l’area dell’Angitolano, né la ex Statale 110 che si presenza allagata in vari punti e interessata da vari smottamenti che ne ostruiscono il transito”.

Qui l’articolo completo

https://www.ilvibonese.it/cronaca/64954-maltempo-vibonese-piazzale-stabilimento-callipo-invaso-fango-detriti-video/

Ass. Meteopresila.

Frane e classificazione dei movimenti franosi

Definizione del termine “frana”

 

Le frane possono essere intese come forme strettamente legate alla gravità, prodotte dalla rottura dell’equilibrio dei materiali che costituiscono un determinato versante; in particolare il movimento franoso consiste nella caduta o nello scivolamento di masse rocciose, coerenti o incoerenti, che si distaccano da un pendio e per gravità subiscono un graduale movimento dall’alto verso il basso.

Analizzando la situazione da un punto di vista più tecnico, si può dire che il movimento franoso si verifica quando, all’interno del corpo roccioso, gli sforzi di taglio, che tendono a far muovere il materiale verso il basso, superano le forze resistenti, rappresentate dall’angolo di attrito e dalla coesione del materiale considerato (Ciccacci, 2010).

Da un punto di vista morfologico, una frana può essere suddivisa in una zona di distacco, una zona in cui avviene il movimento e una zona di accumulo, insieme ad altri elementi morfologici che la caratterizzano e che sono stati schematizzati in fig 1.

Fig. 1: Schema e nomenclatura essenziale di una frana (Varnes, 1978).

 

Classificazione dei movimenti franosi

Dopo aver spiegato cosa si intende con il termine frana e dopo averne illustrato per sommi capi la morfologia, proviamo di seguito a fare una classificazione dei principali movimenti franosi (da Ciccacci, 2010):

  • Ribaltamenti

Movimenti franosi dovuti a forze esterne che causano uno sforzo attorno a un punto di rotazione situato al di sotto del baricentro del volume di materiale interessato.

 

  • Frane di crollo

Movimenti franosi estremamente rapidi, in cui le masse rocciose coinvolte si muovono mediante caduta libera con successivi rotolamenti, salti e rimbalzi del materiale franato, il quale può essere costituito da roccia o da terreno sciolto.

 

  • Scorrimenti traslazionali

Il movimento franoso si verifica in prevalenza lungo una superficie di distacco debolmente ondulata o quasi piana, corrispondente spesso a discontinuità strutturali, come giunti di stratificazione, fratture, faglie o contatti litologici tra rocce con caratteristiche geomeccaniche molto diverse. Si tratta di movimenti con velocità variabile da lente a molto rapide, spesso legati a presenza di acque sotterranee che “lubrificano” il piano di scivolamento, al contatto tra rocce più permeabili sovrastanti e materiali poco permabili sottostanti.

 

  • Scorrimenti rotazionali

Il movimento franoso è correlato a forze che producono un movimento di rotazione attorno a un punto posto al di sopra del baricentro della massa rocciosa, che vanno a produrre una superficie di rottura curvilinea e concava verso l’alto.

 

  • Colamenti

I colamenti rappresentano movimenti franosi, solitamente piuttosto lenti, che si verificano in terreni sciolti quando questi si imbibiscono d’acqua per spessori di qualche metro; in questa tipologia di movimento franoso le superfici di scorrimento non sono in genere visibili.

Questa tipologia di movimento franoso è molto frequente su terreni argillosi.

 

  • Espansioni laterali

Queste tipologie di movimenti franosi sono un po’ particolari, in quanto sono connesse a movimenti di masse rigide fratturate, a seguito di deformazioni plastiche che si verificano nei materiali sciolti, spesso caratterizzati da un’importante componente argillosa, presenti al di sotto di esse. In termini estremamente semplici, è un movimento franoso che si esplica con il movimento di un blocco rigido, collocato al di sopra di un terreno sciolto, spesso ad alta componente argillosa, a seguito di deformazioni plastiche che coinvolgono quest’ultimo.

 

  • Frane complesse

I movimenti franosi complessi non sono altro che il risultato della combinazione di più tipologie di movimenti franosi semplici, i quali sono stati elencati sommariamente nei punti precedenti.

A questo punto, al fine di chiarire meglio le diverse tipologie di frane elencate sopra, si propongono di seguito alcune immagini relative a movimenti franosi che si sono verificati proprio nella regione Calabria:

Fig. 2: Un esempio di attivazione di frana per crollo a seguito di forti mareggiate, nella zona di Isola Capo Rizzuto (KR) (Pellegrino e Borrelli, 2005).

 


 

 

Fig. 3: Nell’immagine di sinistra (o sopra per i dispositivi mobili) un esempio di fenomeno franoso per scorrimento rotazionale nell’abitato di Sinopoli Inferiore (RC); nell’immagine di destra è riportato un altro evidente fenomeno franoso per scorrimento rotazionale che ha coinvolto un palazzo di Belvedere Marittimo (CS) (Pellegrino e Borrelli, 2005).

Fig. 4: Un esempio di movimento franoso per colata, che si è avuto nei depositi argillosi pliocenici nella zona di Catanzaro (Pellegrino e Borrelli, 2005).

 

 

Fig. 5: Un esempio di movimento franoso complesso; in particolare, si tratta di un fenomeno franoso roto-traslativo evolutosi nella parte finale in colata di detrito e fango, che ha interessato la frazione di Cavallerizzo nel comune di Cerzeto (CS) (Pellegrino e Borrelli, 2005).

 

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Bibliografia

Ciccacci Sirio. «Le fome del rilievo.» 2010.

Pellegrino Annamaria e Borrelli Sergio. «Analisi del dissesto frana in Calabria.» 2005.

Varnes D.J. «Slope movement types and processes.» 176 (1978).

 

Dott. Geol. Matteo Montesani

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