Calabria. Ondata di freddo del 25.03.2020

Le correnti fredde arrivate nelle ultime ore hanno prodotto una nevicata molto interessante sul territorio silano e presilano.

Ecco un po’ di foto e video raccolte stamattina.

Le nevicate sono scese anche sulla Città di Cosenza, grazie alla formazione di uno strato di aria fredda che ha mantenuto la colonna d’aria adatta alla sopravvivenza dei fiocchi di neve fino al suolo.

Qui possiamo vedere alcune testimonianze.

 

Queste invece sono immagini raccolte dalle webcam sulla Sila e sulla presila, dove possiamo osservare l’accumulo al suolo della neve

 

 

Nonostante il blocco totale, alcuni operatori devono garantire vari servizi per la popolazione, da loro abbiamo ricevuto la testimonianza video e fotografica della situazione in Sila Piccola e precisamente in Loc. Ciricilla nel comune di Taverna Cz.

 

Contributi video sempre da Ciricilla.

Commento

Dopo la mattinata andata perfettamente come da previsione, concentriamoci ora sulla seconda fase del maltempo.

FORTE PEGGIORAMENTO SULLE IONICHE E RILIEVI ESPOSTI.

La quota neve è ancora in aumento, sulla Sila piccola al momento sui 1000-1100 (e salirà ancora) ma con precipitazioni deboli.

Nel corso del pomeriggio, e ancor di più tra la sera e la notte ci aspetta una fase di FORTE maltempo.

Il classico maltempo da scirocco con tanta pioggia, locali nubifragi, vento e mareggiate sulle coste ioniche più esposte alle correnti.

Per maggiori dettagli riportiamo ad nostri interventi in merito:

Mercoledì 25 Marzo 2020

 

Giovedì 26 Marzo 2020

Gli accumuli più elevati, che potrebbero superare anche i 200mm, si avranno sui rilievi esposti dell’Aspomonte, Serre e appunto della nostra Sila e presila Piccola.

La situazione si farà molto pesante in alcune aree. Altra occasione per STARE A CASA.

Intervento realizzato in collaborazione con

Domenico Talarico

IL FENOMENO DEL DISSESTO IDROGEOLOGICO NELLA REGIONE CALABRIA

1.     Il rischio idrogeologico

Il termine dissesto idrogeologico viene utilizzato per indicare tutti i danni – reali o potenziali – e i fenomeni il cui innesco, caratteristiche e dinamica, sono condizionati prevalentemente dall’elemento “acqua”, dalle caratteristiche di rocce e terreni, nonché dalla morfologia del paesaggio: in modo più generico, quindi, dalla “storia geologica” di una determinata area.

Le manifestazioni più tipiche di fenomeni idrogeologici sono frane, alluvioni, erosioni costiere, subsidenze e valanghe (http://www.protezionecivilecalabria.it/).

In Calabria il dissesto idrogeologico è diffuso in modo capillare e rappresenta una problematica di notevole importanza. Tra i fattori naturali che predispongono il nostro territorio ai dissesti idrogeologici rientra la sua conformazione geologica e geomorfologica, caratterizzata da un’orografia (distribuzione dei rilievi montuosi) complessa e bacini idrografici generalmente di piccole dimensioni, che sono quindi caratterizzati da tempi di risposta alle precipitazioni estremamente rapidi. Il tempo che intercorre tra l’inizio della precipitazione piovosa e il manifestarsi della piena nel corso d’acqua può essere dunque molto breve. Eventi meteorologici intensi, combinati con queste caratteristiche del territorio, possono dare luogo dunque a fenomeni alluvionali violenti caratterizzati da cinematiche anche molto rapide.

Il rischio idrogeologico è inoltre fortemente condizionato anche dall’azione dell’uomo.

La densità della popolazione presente su aree a rischio idrogeologico, l’abusivismo edilizio, l’abbandono dei terreni montani, gli incendi, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua aggravano il dissesto e mettono ulteriormente in evidenza la fragilità del territorio calabrese aumentando l’esposizione ai fenomeni e quindi il rischio stesso.

La frequenza di episodi di dissesto idrogeologico, che hanno spesso causato la perdita di vite umane e ingenti danni ai beni impongono una politica di previsione e prevenzione non più incentrata sulla riparazione dei danni e sull’erogazione di provvidenze, ma sull’individuazione delle condizioni di rischio e sull’adozione di interventi per la sua riduzione (http://www.protezionecivilecalabria.it/).

 

2.     Dissesto da frana nella Regione Calabria:

Come menzionato nel paragrafo precedente, una delle problematiche principali della Regione Calabria è sicuramente correlata al rischio idrogeologico e in particolar modo al rischio frana.

Da alcune indagini eseguite per l’elaborazione del Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.), si evidenzia con chiarezza che i territori già interessati da fenomeni di dissesto idrogeologico negli anni ’50, sono stati urbanizzati e profondamente modificati sia attraverso l’attività di Pianificazione urbana sia con l’intervento non autorizzato di privati; nello specifico, a partire dagli anni ’70, si è assistito ad un progressivo degrado del territorio di questa Regione e il dissesto idrogeologico costituisce l’effetto più evidente di tale processo (Pellegrino e Borrelli, 2005).[1]

[1]  <<Analisi del dissesto frana in Calabria>>; Pellegrino Annamaria e Borrelli Sergio, 2005.

 

Fig.1: Dati sui centri abitati instabili in Calabria dal 1907 al 1999 (Pellegrino e Borrelli, 2005).

 

La Regione Calabria si è avvalsa dell’Autorità di Bacino Regionale (ABR) per la realizzazione del progetto IFFI, ossia l’inventario informatizzato dei fenomeni franosi.

I dati statistici riportati dal suddetto progetto, benché eterogenei e differenziati a causa della diversità delle fonti di informazione, evidenziano non solo l’elevato numero di siti sui quali incombe pericolo di frana, ma anche il perdurare sul territorio di una situazione emergenziale, che è fonte di notevole dispendio delle risorse finanziarie.

L’analisi complessiva di circa 9000 frane, censite su circa il 40% del territorio regionale (6032 km²), ha permesso di individuare le tipologie di movimento predominante, ascrivibili principalmente a scorrimenti e a movimenti complessi; secondariamente, anche ad “aree soggette a frane superficiali diffuse”.

Relativamente ai movimenti complessi, la Calabria può vantare un primato su scala nazionale, sia in termini di estensione che di numero per le peculiari condizioni geologiche del territorio (Pellegrino e Borrelli, 2005).

 

Fig. 2: Esempio di uno stralcio della “Carta inventario dei centri abitati instabili”- P.A.I. Regione Calabria.

 

In figura 2 è stato riportato un esempio di cartografazione e classificazione dei fenomeni franosi, a cura dell’Autorità di Bacino della Regione Calabria nell’Ambito del Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico (D.L. 180/98).

In conclusione, in questo articolo è stato fatto un breve excursus inerente al rischio idrogeologico e, in particolare, al rischio frana, contestualizzato al nostro territorio regionale; inoltre, sono stati fatti dei cenni su alcune tipologie di movimenti franosi (nelle righe precedenti si è parlato di scorrimenti e movimenti franosi complessi), i quali verranno trattati ed esplicati con un grado di dettaglio maggiore nel prossimo articolo.

 

Intervento realizzato da

Dott. Geol. Matteo Montesani

Severa ondata di maltempo in arrivo!

<<Una robusta depressione attualmente ubicata nel deserto marocchino, sta richiamando una notevole quantità di aria gelida, che dalla Russia, ha ormai invaso anche il Sud-Italia, apportando un deciso crollo termico, su valori spiccatamente invernali>>.

Il contrasto tra l’aria gelida artica e quella tiepida desertica, fornirà ulteriore energia al sistema depressionario, il quale nelle prossime ore inizierà a risalire il deserto sahariano.

Dall’immagine allegata, osserviamo l’evoluzione temporale e spaziale della depressione.

Fig.1 -Sistema frontale previsto tra il 25 sera e il 26 Mattina, minimo con profondità da 991 hpa sul Canale di Sicilia.

 

Notiamo come entro domani, la stessa avrà ormai raggiunto l’Atlante algerino (qui subirà un’ulteriore instabilizzazione e si caricherà di pulviscolo sahariano), per poi approdare lungo il mar Jonio tra mercoledì e giovedì, apportando notevoli fenomeni di maltempo.

Il Sud-Italia, (in particolare Sicilia e Calabria jonica) sarà area di scontro tra l’aria molto fredda e quella più mite, ne conseguiranno ore di intenso maltempo con temporali abbondanti, grandinate e forti raffiche di vento.

Fig.2 – Rappresentazione del movimento della Pressione su scala Europe, periodo tra oggi 23 Marzo e Venerdì 27 Marzo. Credit GFS by Meteociel.fr

Mercoledì sera, (complice la grande quantità di aria fredda riversatasi al suolo), tornerà la neve (anche abbondante) a partire da quote medio-basse, poi man mano che passeranno le ore, lo scirocco spirerà sempre più forte, garantendo pioggia abbondante anche lungo le quote di montagna.

Fig.3 – Rappresentazione della distribuzione delle piogge in arrivo, periodo tra oggi 23 Marzo e Venerdì 27 Marzo. Credit GFS by Meteociel.fr

In sintesi, per il nostro territorio:

#Domani: Giornata serena o poco nuvolosa, ventilato, clima gelido con temperature molto basse.

#Mercoledì: Giornata molto nuvolosa e fredda con qualche fiocco di neve al mattino; peggiora entro sera con rovesci di neve e grandine, temperature in graduale aumento entro notte.

#Giovedì: Temperature in forte rialzo con temporali molto abbondanti, (specie sui rilievi, con picchi di 200 mm di pioggia in 24 ore).

Attenzione -> Elevato il rischio di nubifragi.

#Venerdì: Ancora instabile e umido, ma con fenomeni in netta attenuazione.

Seguiranno dettagli.

Intervento realizzato da Umberto Rossini

Colpo di coda invernale. Torna il freddo e arriva il maltempo

Prime analisi sulla nuova settimana, forse la più movimentata da dicembre ad oggi.

Sul bordo dell’anticiclone che punta sulla penisola Scandinava, scivolerà una massa d’aria molto fredda di matrice artico continentale che in modo retrogrado interesserà buona parte dell’Europa.

Il centro-nord Italia avrà a che fare con temperature molto basse che garantiranno gelate e nevicate a quote bassissime.
Il sud Italia resterà ai margini ma avrà la sua dose di freddo, neve e pioggia.

Il freddo sarà più intenso sulla Calabria settentrionale dove le nevicate potrebbero scendere abbastanza di altitudine; Calabria centrale e meridionale più ai margini.

Figura 1 – Rappresentazione dell’arai fredda in arrivo, periodo tra oggi 21 Marzo e Mercoledì 25 Marzo. Credit GFS by Meteociel.fr

Si parte domani:

DOMENICA. Una blanda depressione afro-mediterranea spingerà correnti umide di scirocco, tanta nuvolosità, venti da sud-est moderati ma deboli piogge più probabili al pomeriggio specie su bassa Calabria e a ridosso dei rilievi.

LUNEDÌ. La depressione sarà ancora attiva seppur in allontanamento verso levante ma determinerà ancora instabilità sull’intera regione con pioggia sparsa nuovamente più probabile al pomeriggio e alla sera quando inizierà l’aflusso dell’aria artica con quota neve sulla Sila in lento ma costante calo. Nella notte tra lunedì e martedì non si escludono nevicate fin sui 400-500mt su calabria settentrionale e fin su 800mt su Calabria centrale

MARTEDÌ. Freddo in accentuazione, e precipitazioni specie nella prima metà del giorno con quota neve in leggero calo.

MERCOLEDÌ richiamo mite, con tanto nuovo maltempo e tanta neve sulla Sila con quota neve inizialmente bassa ma in rapido aumento. Possibili forti precipitazioni sulla regione, specie sulle aree ioniche.

Figura 2 – Rappresentazione della distribuzione delle piogge in arrivo, periodo tra oggi 21 Marzo e Mercoledì 25 Marzo. Credit GFS by Meteociel.fr

Ovviamente questa è la previsione in linea di massima. Si tornerà giorno per giorno nei dettagli.

Fig.3 – Andamento temperature e precipitazioni previste

MA Occhio alle sorprese e al maltempo.

Nel frattempo vi invito a STARE A CASA.

Intervento realizzato da Domenico Talarico

CoVid-19 e ambiente; una relazione particolare.

Approfittando della lunga quarantena, continuano gli approfondimenti da parte di Meteopresila, che provano a spiegare in modo semplice, la correlazione tra ambiente e fenomeni quotidiani.

In questo appuntamento andremo ad affrontare una notizia molto particolare, da interpretare sotto molti aspetti.

Da qualche giorno i giornali e le televisioni sottolineano che, date le quarantene imposte dai vari Governi nazionali (Cina in primis), i livelli di inquinamento dell’aria sono radicalmente scesi.
In quest’articolo proveremo ad analizzare e a spiegare quanto accade in questi giorni. Prima però si necessita di una breve spiegazione per capire il fenomeno.

Inquinamento atmosferico

Con il termine inquinamento atmosferico si intende la presenza nell’aria di sostanze che modificano la naturale composizione dell’atmosfera terrestre: 78% di azoto, 21% di ossigeno e 1% di argon e di “gas in traccia”, che comprendono anche tutte le sostanze cosiddette “inquinanti”.

Gli inquinanti si suddividono in primari, emessi direttamente in atmosfera, e secondari, formati in atmosfera per reazioni fisico-chimiche tra inquinanti primari.

L’origine di queste sostanze può essere naturale (eruzioni vulcaniche, erosione eolica) o antropica (attività produttive, combustioni).

Una volta immessi in atmosfera, gli inquinanti sono soggetti a fenomeni di dispersione, trasporto e trasformazione chimica; per tale motivo, la concentrazione degli inquinanti in aria cambia notevolmente nel tempo e nello spazio. (fonte ARPA Valle d’Aosta)

Fatta questa doverosa premessa, possiamo ora scendere brevemente nel dettaglio per definire quali sono i componenti primari di cui sentiamo parlare ogni giorno:

  • PM 2.5 – PM 10

Il particolato atmosferico è una miscela di sostanze organiche ed inorganiche, si tipo solido o liquido, che possono avere origine naturale, come ad esempio il polline, o natura antropica, derivante da attività industriali e dalle combustioni di carburanti di tipo carbonico, come il petrolio e i suoi derivati. La caratteristica principale delle particelle di tipo PM è la lunga permanenza in atmosferica e possono essere trasportate per lunghe distanze o resistere per lungo tempo in un posto specifico (come nella pianura Padana);

  • Ossidi di azoto tipo Nox

L’azoto, combinandosi con l’ossigeno presente nell’atmosfera, genera diverse tipologie di componenti, tra cui il biossido di azoto NO2. Si forma in qualsiasi processo di combustione dove si impiega l’aria come comburente. La reazione del composto NO con la radiazione solare contribuisce alla formazione degli inquinanti come l’ozono. Anche in questo caso l’origine può essere naturale, derivante dai batteri o da vulcani attivi, o antropica, derivante dalla lavorazione delle centrali termoelettriche o dal riscaldamento domestico;

  • Monossido di carbonio CO

Il monossido di carbonio è l’inquinante gassoso più abbondante in atmosfera. Si tratta di un inquinante primario che ha una lunga permanenza in atmosfera (fino a quattro-sei mesi). Esso proviene dalla combustione di materiali organici, nel caso in cui la quantità di ossigeno a disposizione è insufficiente.

Le sorgenti principali di produzione della CO sono il traffico urbano, le industrie di raffinerie di petrolio e fonderie, smaltimento dei rifiuti e, soprattutto, si sviluppa in forti quantità durante gli incendi boschivi.

I componenti appena descritti sono le forme principali di cui sentiamo parlare ogni giorno. La reazione tra di loro genera vari composti, che possono andare ad intaccare l’atmosferica (come nel caso del buco dell’ozono, ossia la riduzione dello strato di ozono atmosferico) o creare barriere che possono modificare l’ambiente (come nel caso dei gas serra, condensazione di gas che limitano il naturale percorso della luce e dell’aria, trattenendo la componente dell’irraggiamento e modificando temperatura e clima in specifiche zone).

Finita questa doverosa premessa, entriamo nello specifico della notizia. In uno studio pubblicato congiuntamente tra NASA, l’agenzia spaziale americana, e l’ESA, l’ente spaziale europeo, i valori di NOx e gli altri inquinanti è sceso drasticamente in tutto il mondo.

Il CoronaVirus e il blocco delle attività umane

Inquinamento Pianura Padana Immagini Aprile 2019 – l’immagine contiene un’elaborazione dei dati Copernicus Sentinel 2019, processati da ESA

Come rilevato infatti dalla rete di satelliti Sentinel, facenti parte del progetto Copernicus, progetto finanziato e realizzato dall’Unione europea, che dal 2014 monitora i cambiamenti climatici grazie appunto ad una rete di satelliti realizzati ad hoc; le zone che di solito presentano concentrazioni elevate, come la Pianura Padana e il nord della Cina, zona fortemente industrializzata, hanno raggiunto quantità di aria accettabili rispetto ai mesi precedenti.

Ricordiamo che ad inizio anno, nel Nord Italia si è vissuto il blocco totale dei mezzi fino alla categoria Euro 3 o 4 in base alle zone (le categorie sono definite in base alla quantità di inquinamento prodotto dai vari tipi di combustione sui mezzi di trasporto).

Nel Video di seguito possiamo vedere nel dettaglio proprio quanto descritto prima

https://www.esa.int/ESA_Multimedia/Videos/2020/03/Coronavirus_nitrogen_dioxide_emissions_drop_over_Italy

Questa è la chiara dimostrazione di come l’uomo sia artefice della gran parte dell’inquinamento atmosferico.

Nonostante l’applicazione di politiche internazionali volte alla riduzione dell’impiego di risorse per abbattere il consumo e l’inquinamento, come gli accordi di Parigi o il protocollo di Kyoto, finora non si erano mai registrati dei valori così drastici di abbassamento delle componenti inquinanti nell’aria.

Nei periodi di quarantena invece, quindi da fine gennaio ad oggi, con conseguenti mezzi fermi e trasporti ridotti, considerando inoltre la drastica riduzione del consumo delle risorse per la produzione di energia utile alle attività produttive e al riscaldamento degli ambienti (favoriti anche da un inverno con temperature più alte della media), in tutto il mondo l’abbassamento di questi valori è risultato molto evidente.

L’obiettivo del progetto di sviluppo sostenibile, organizzato dall’ONU nel 2015 ed avente 169 target da raggiungere entro il 2030, è proprio quello di arrivare ai valori registrati in questo mese.

Forse da questo enorme ostacolo che stiamo vivendo in questi giorni, riusciremo ad imparare una grande lezione.

Il mondo è malato, inquinato dalla mano dell’uomo.

Qui di seguito possiamo veder l’esempio Cinese, con effetti anche superiori rispetto al caso italiano.

Famosa mappa ritraente l’inquinamento da biossido d’azoto in Cina.

 

Vogliamo davvero continuare così?

Arrivederci al prossimo appuntamento da parte di Meteopresila

 

L’oscillazione Artica, il primo responsabile sul nostro inverno.

Proviamo a dare uno sguardo su quanto sta avvenendo lungo i cieli europei.

L’Artic Oscillation Index (AO), noto anche come Northern Hemisphere annular mode, è un indice su larga scala della variabilità climatica.

Quando l’AO è nella sua fase positiva, un anello di forti venti circolanti in senso antiorario intorno al Polo Nord confina l’aria più fredda nelle regioni polari (Vortice polare molto compatto, capace di scatenare diverse tempeste sulle nazioni oltralpe).

In tale situazione, la pressione a livello del mare alle alte latitudini è estremamente bassa (rafforzamento del vortice polare), mentre alle medie latitudini si ha un rafforzamento degli anticicloni.

Fig.1 – Immagine rappresentativa della AO

 

Questo è quanto sta avvenendo ormai da diversi giorni con un indice AO decisamente elevato (probabilmente da record in quanto mai registrato), con violente temereste che si abbattono sul nord-Europa e condizioni nettamente primaverili lungo le aree del Mediterraneo.

La situazione prevista per i prossimi giorni, (ci viene in ausilio il grafico), pare possa proseguire su questo trend addirittura con un indice AO estremamente elevato (fino a 8 unità).

Fig.2 – Grafico indice AO

Questo si tradurrà in nuove tempeste che potrebbero minacciare il nord-Europa e caldo anomalo che invece continuerà ad interessare le aree del sud-Europa.

Anche questo, è un ulteriore segnale, che unito alla diminuzione dei ghiacci dell’Antartico e dell’aumento progressivo dei gas serra, ci mostra quanto oramai il sistema climatico sia divenuto estremamente vulnerabile.

Siamo in corsa verso effetti sconosciuti del clima che inevitabilmente si traducono in una estremizzazione, sempre più evidente dei fenomeni meteorologici.

Fig. 3 – Andamento (Possibile) delle temperature dei prossimi 15 giorni

Per ora accontentiamoci di un veloce peggioramento nella metà della prossima settimana (Vedi Fig.4), poi l’alta pressione potrebbe riacquistare la sua egemonia, con condizioni di tempo stabile; aggravando in caso ulteriormente il problema della siccità.

Tempesta “Ciara” e record del mondo

Da qualche giorno ormai, la perturbazione denominata Ciara sferra le coste lungo l’Atlantico, con fortissimi venti e temporali che colpiscono tutto l’arco europeo.

I danni sono ingenti in tutto il nord Europa e la perturbazione continua a spostarsi verso sud, dove a breve la coda colpirà anche la nostra penisola.

Ciara presenta delle forti anomalie per la stagione, venti forti e caldi che spingono sulla bolla fredda artica generando correnti molto consistenti.
Proprio questi venti sono i protagonisti di questo breve approfondimento.

Questa volta non parleremo di danni o disagi, bensì di record del mondo!

Da sempre si cerca la rotta perfetta per collegare New York e Londra, due fra i più importanti scali commerciali al mondo.

Dal volo leggendario di Charles Lindbergh in solitaria dalla costa americana fino a Parigi, ad oggi, tutte le compagnie di trasporto aereo hanno incentrato i propri sforzi per ottimizzare il volo riducendo costi e consumi.

Fu proprio Lindbergh a tracciare la prima rotta ideale per questa impresa.

La sua idea fù quella di partire da New York, toccare le coste canadesi sulle terre di Terranova e da li proseguire in linea pendente verso le coste dell’Irlanda prima e inglesi poi, fino alla capitale francese.

L’impresa in solitaria e senza scalo compiuta dall’aviatore di origini svedesi fece la storia nel maggio del 1927,aprendo la via al trasporto transatlantico.

In linea di massima questa tuttora è la rotta ideale per le vie commerciali aeree.

Le rotte sono tracciate in base all’andamento medio delle correnti e rispettano un rigido codice che vincola gli spostamenti, in modo da poter gestire l’enorme traffico aereo quotidiano.
L’arrivo di Ciara ha mandato in confusione il sistema aereo europeo, con oltre 400 voli cancellati, ma qualche impavido pilota ha realizzato l’impresa del secolo.

Il volo della British Airways BA112, effettuato da un aereo Boeing 747, un modello storico dell’aviazione commerciale, ha stabilito l’incredibile record di viaggio, compiendo la traversata atlantica in sole 4 ore e 56 minuti, demolendo il precedente record di 5 ore e 13 minuti. Considerate che il tempo medio di volo previsto tra le due città è di 6 ore e 13 minuti.

Un tempo veramente pazzesco, per ritornare a questi valori dobbiamo pensare al mitico Concorde, aereo capace di viaggiare a velocità doppia rispetto al suono (la cosiddetta Mach 2).

Ma come ha fatto un aereo commerciale ad infrangere un record così?
Entrano in gioco 2 principali fattori:

1 – le correnti a getto = sono enormi e velocissimi flussi d’aria canalizzati che si sviluppano in particolari zone dell’atmosfera, dove si scontrano masse d’aria con significativi gradienti termici orizzontali.
Come possiamo vedere in questa immagine sottostante, una delle correnti a getto più sfruttate passa proprio sul nord America e viene spesso sfruttata nelle rotte commerciali.

La tempesta Ciara ha moltiplicato la forza della corrente a getto, aumentando quindi la spinta ricevuta dall’aereo in fase di volo stazionario

 

 

2 – la conformazione strutturale dell’aereo = il Boeing 747, conosciuto come Jumbo Jet o Regina dei cieli, è un aereo che negli anni ha ottimizzato la sua conformazione, raggiungendo valori prestazionali molto importanti.

 

Sicuramente il sangue freddo del pilota, aiutato da una tecnologia sempre più spinta nei voli, ha contribuito a questo fenomenale record, ma la cosa più interessante è che a bordo i passeggeri si sono accorti di poco o nulla, se non del fatto che le lancette forse andavano troppo velocemente!!!

Tutto merito del sistema di riferimento con cui analizziamo i fatti.

Gli indicatori di bordo infatti hanno registrato per tutta la durata del volo una velocità costante di crociera pari a circa 700 km/h, mentre le torri di controllo a terra hanno rilevato una velocità di 1327 km/h (oltre la velocità del suono, pari circa a 1192 km/h, la famigerata Mach 1).

Se l’aereo avesse viaggiato a quella velocità, molto probabilmente staremmo parlando di un grande disastro in questo momento.

La struttura dell’aereo non è nata per velocità che di solito vengono tenute da veicoli militari o appositamente studiati.

Invece, grazie alle correnti che hanno supportato il volo, l’aeromobile ha potuto affrontare il viaggio nelle condizioni ottimali di volo, ricevendo una grande spinta!!

Pensando ad un altro esempio pratico, gli astronauti a bordo della ISS, la stazione spaziale internazionale, compiono un giro intorno alla terra ogni 90 minuti circa, viaggiando ad un incredibile velocità di 27600 km/h.

Anche se noi viaggiassimo nell’auto più veloce del mondo, rispetto al loro punto di vista (il loro sistema di riferimento) saremmo un piccolo punto fermo sulla Terra.
Dunque per i passeggeri a bordo, il volo è stato un normale scorrere del panorama sottostante (forse con qualche nuvola e qualche fulmine di troppo), mentre magari qualche parente a terra si sarà dovuto svegliare prima per recuperare i propri cari in aeroporto.

In tutto ciò, la natura domina sempre, perfino quando proviamo ad emularla nel gesto più romantico che Madre Natura possa concederci, ossia il volo.

L’ass. Meteopresila

Si cambia scenario sulla Calabria, analisi meteo.

Una massa d’aria gelida sta facendo avvezione lungo il bacino del Mediterraneo, garanzia di un netto peggioramento del tempo che prenderà atto nelle prossime ore.

Si tratta di aria molto fredda, densa, di origine artica, caratterizzata da temperature decisamente basse, soprattutto alle quote più alte, laddove entro le prime ore della notte, è atteso l’arrivo dell’isoterma (-30°C a 500 hPa).

La massa d’aria scivolando verso sud, farà i conti con un netto aumento della vorticita’ ciclonica, acquistando quindi la tendenza di ruotare attorno ad un minimo di bassa pressione, presente sui Balcani. (immagine 3).

L’elevato contrasto termico che insorgera’ tra l’aria calda presente e codesta descritta, darà spazio ad un netto aumento dell’instabilità baroclina (immagine 1, dove osserviamo le isobare perpendicolari alle isoipse), ciò si tradurrà nella nascita di un marcato sistema frontale (a carattere freddo), pronto a sollevare velocemente l’aria calda presente al suolo, enfatizzando un forte gradiente termico verticale, accentuato, inoltre per via della presenza di aria secca stratosferica (immagine 4, osserviamo la presenza di elevata vorticita’ potenziale isoentropica e parametri frontali).

Il fronte freddo è previsto raggiungere anche la Calabria entro le prime ore della notte, apportando un rapido guasto del tempo, con temporali localmente di forte intensità, grandinate e raffiche di vento molto forti.

Ciò avverrà in maniera piuttosto veloce.

Al suo passaggio da nord ovest verso est, seguira’ la discesa di aria via via più gelida, con fenomeni in veloce esaurimento ma che laddove saranno presenti assumeranno carattere nevoso a partire dai 6-700 metri di quota.

Venti che ruoteranno a tramontana e che spireranno per tutta la giornata di domani fino a 90-100 km/h.

Riassumendo, nelle prossime ore guasto del tempo con veloce passaggio di rovesci e temporali anche a suon di grandine, fenomeni in veloce esaurimento.

Possibilità di nevicate nella giornata di domani a partire da quote medie, con particolar riferimento a Sila Grande e Pollino.

Temperature in drastico calo e venti di burrasca forte.

Rimanete con noi.

Intervento a cura di Umberto Rossini – Meteosavelli

Febbraio 2020; ondata di freddo alle porte.

Oggi e domani temperature molto miti, ma entro mercoledì è attesa un’ondata di gelo!

Stiamo vivendo un periodo decisamente anomalo, con temperature eccezionalmente miti su gran parte del territorio, ciò è dovuto sostanzialmente al fatto che il freddo rimane confinato lungo le aree del nord-Europa, mentre il bacino del Mediterraneo è alle prese con un’avvezione di aria calda subtropicale.

Temperature Massime registrate oggi 03/02/2020 – Credit meteonetwork – Arpacal

Nei prossimi giorni tuttavia, una massa di aria gelida artico-continentale, riuscirà a scalfire l’aria molto tiepida, garantendo un significativo crollo delle temperature (che da ampiamente positive, scivoleranno al disotto della media del periodo).

Lo scontro fra due masse d’aria dai connotati diversi, darà vita ad un fronte freddo, in grado di scivolare velocemente lungo il Sud-Italia, tra martedì notte e mercoledì, e di apportare fenomeni nevosi anche a quote basse.

Immagine GIF in cui possiamo vedere l’ingresso d’aria fredda nei prossimi giorni

In contemporanea è atteso un forte rinforzo della tramontana che raggiungerà valori di burrasca forte fino a 90-100 km/h.

Attenzione al Vento Forte tra Martedì 4

Prepariamoci dunque, ad un netto cambio di scenario, in poche ore si passerà da primavera inoltrata a condizioni invernali (le temperature scivoleranno di circa 15 gradi, rispetto ai valori attuali), e in concomitanza al vento forte la temperatura percepita risulterà davvero gelida!.

Variazione temperature previste per i prossimi giorni in grafico – Riferimento a 1500m circa

 

Le nevicate potrebbero fare ritorno su buona parte della Calabria, seguiranno nuovi aggiornamenti nelle prossime ore, per focalizzarci sulle aree che saranno più interessate.

Per ora limitiamoci a dire, che da metà settimana, correnti gelide dal nord-Europa, porteranno nuovamente l’inverno.

Intervento realizzato da

Umberto Rossini – Meteosavelli

Caratteri generali dei terremoti e inquadramento nel contesto regionale calabrese

Perché i terremoti in Calabria?

In termini estremamente semplici, i terremoti sono fenomeni naturali endogeni che rappresentano, al tempo stesso, gli effetti e le prove più evidenti della dinamica in atto nel nostro Pianeta; Il terremoto, di conseguenza, può essere considerato a pieno titolo fenomeno naturale, come le alluvioni e le eruzioni vulcaniche, ma è molto più rapido: parliamo di durate dell’ordine dei secondi, che possono arrivare, al massimo, a qualche minuto.

Ma questa velocità non ci deve ingannare: le condizioni per generare un terremoto si preparano lentamente, nel corso di secoli o millenni.

È il tempo che occorre per accumulare quell’immensa energia.

 

Fatta questa breve ma essenziale premessa, cerchiamo di comprendere il motivo per cui la Calabria ha una pericolosità sismica così elevata; per far ciò dobbiamo chiamare in causa la “Teoria della tettonica a placche”, secondo la quale i continenti si muovono e costituiscono un insieme di placche rigide, appunto in movimento su un orizzonte plastico. I continenti possono avvicinarsi o allontanarsi reciprocamente ed è fondamentale tenere presente che, in corrispondenza dei punti di contatto tra i continenti, le rocce tendono a fratturarsi.

La Calabria è così esposta a rischio sismico in quanto è collocata esattamente lungo la zona di contatto tra l’Europa e l’Africa che si stanno avvicinando ad una velocità di circa 7 millimetri/anno: in altre parole, la Calabria è compressa nella grande morsa costituita dalla placca africana (a sud) e da quella europea (a nord).

 

Fig. 1: Schema di interazione tra la Placca Europea e la Placca Africana (www.protezionecivilecalabria.it).

 

Faglie e rischio sismico ad esse correlato

Come descritto nel paragrafo precedente, la Calabria risulta essere compressa nella morsa costituita dalla placca africana (a sud) e da quella europea (a nord); tale morsa provoca la graduale rottura delle rocce caratterizzanti la struttura del territorio calabrese, lungo fratture molto estese, contraddistinte da lunghezze variabili da decine fino a centinaia di chilometri e profonde generalmente fino a 10-15 km, che tecnicamente prendono il nome di “faglie”.

Le faglie producono spostamenti e, di conseguenza, attriti che provocano la liberazione istantanea dell’energia elastica accumulata prima della rottura, sotto forma di energia “sismica”, cioè di onde sismiche (terremoto); nello specifico, parte dell’energia rilasciata durante il processo di fratturazione viene spesa per generare le onde sismiche che, raggiunta la superficie terrestre, creano lo scuotimento del suolo.

Le onde sismiche originatesi all’ipocentro si propagano in tutte le direzioni.

Il processo di fratturazione delle rocce che genera queste onde dura alcuni secondi, ma il tempo di propagazione dall’ipocentro alla superficie terrestre può essere anche di diversi minuti.

Le onde sismiche si dividono in onde di Volume ed onde di Superficie. Le onde di Volume, denotate come onde P, primarie, ed S, secondarie, hanno diversa modalità di propagazione. Al passaggio di un’onda P le particelle che costituiscono il mezzo si deformano temporaneamente producendo compressioni e dilatazioni nella stessa direzione di propagazione dell’onda.

Fig. 2: Le onde longitudinali “P” (www.ingv.it).

Al passaggio di un’onda S, invece, le particelle oscillano in direzione perpendicolare alla direzione di propagazione dell’onda (figura 3). Le due onde si propagano con velocità differente.

Ad esempio, nella crosta terrestre la velocità media dell’onda P è circa 6,5 km/s, mentre la velocità media dell’onda S è circa 3,5 km/s. Al contrario delle onde P, le onde S non si propagano nei liquidi.

L’ampiezza delle onde di volume decresce con l’aumentare della distanza dalla sorgente.

Fig.3: Le onde longitudinali “P” (www.ingv.it).

La Calabria è attraversata da un sistema di faglie in piena attività (linee in rosso in figura 4), che si sviluppa dalla Valle del Crati, passa per lo Stretto di Messina e termina in Sicilia orientale.

Queste faglie rappresentano settori ad elevato rischio sismico ed hanno originato la quasi totalità dei terremoti catastrofici che hanno colpito la Calabria in epoca storica: il terremoto della Valle del Crati del 1183, il terremoto di Reggio e Messina del 1908, la crisi sismica della Calabria meridionale del 1783, terremoti della Calabria centrale del 1638 e del 1905, i terremoti del cosentino del 1835, 1854 e 1870 (www.protezionecivilecalabria.it),

Fig. 4: Schema delle principali faglie della Regione Calabria (www.protezionecivilecalabria.it).

Considerazioni personali conclusive

Si può sicuramente affermare che la Calabria è una Regione ad alta pericolosità sismica, situazione che appare lapalissiana osservando la figura 5, di conseguenza è necessario entrare nell’ordine di idee che il verificarsi di scosse di terremoto può essere naturale e fisiologico;

Fig. 5: Mappe di pericolosità e rischio sismico (www.protezionecivilecalabria.it).

Inoltre, i terremoti sono di solito accompagnati da eventi secondari di magnitudo inferiore che seguono la scossa principale e si definiscono repliche o aftershocks (impropriamente dette scosse di assestamento). Un terremoto, allo stato attuale delle conoscenze, è un fenomeno non prevedibile.

La Ricerca Scientifica, se da un lato non è in grado di dire “quando”, può dire “dove” presumibilmente si verificherà un terremoto.

Grazie agli studi compiuti negli ultimi anni, sono note le aree sismogeneticamente attive ed è possibile dare un’indicazione sulla magnitudo attesa di un terremoto che, presumibilmente, si verificherà in un’area.

Contribuiscono inoltre alla minimizzazione dei danni anche le attuali normative del “buon costruire” e la corretta opera di divulgazione ed educazione alla conoscenza del fenomeno terremoto e dei suoi effetti, che può fornire gli strumenti adeguati a fronteggiare eventuali emergenze facendo sviluppare, nelle popolazioni residenti in aree esposte a rischio quella “cultura della prevenzione”, che solo in parte è presente nella nostra cultura.

 

Dott. Geol. Matteo Montesani

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